lunedì 6 giugno 2016

Charles Bukowski PULP

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In un certo senso mi persi, cominciai a fissarle le gambe. Ero sempre stato il classico tipo da gambe. Erano la prima cosa che avevo visto quando era nato.  Ma allora stavo cercando di uscire. Da quel momento in poi avevo sempre cercato di darmi da fare nella direzione opposta, con scarsi risultati.
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Ero in gamba, sono in gamba. A volte mi guardo le mani e capivo che avrei potuto essere un grande pianista, o qualcosa del genere. Ma in definitiva cosa hanno fatto questi mani? Mi hanno grattato le palle, compilato assegni, allacciato scarpe, tirato sciacquoni eccetera. Ho sprecato le mie mani. E la mia mente.
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Avevo la carta oro della Visa. Ero vivo. Forse cominciavano perfino a sentirmi Nicky Belnae. Canticchia un pezzo di Eric Coates. L’inferno te lo costruivi da solo.
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O magari aveva trovato un  sistema per fregare il processo di invecchiamento. Guardate i divi del cinema. Prendono la pelle del culo e se la fanno mettere in faccia. La pelle del culo è l’ultima a raggrinzarsi. Passano gli ultimi ad andarsene in giro con facce da culo.
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Riagganciai. Porca puttana, un uomo nasceva per lottare per ogni centimetro di campo conquistato. Nato per lottare, nato per morire.
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La mosca stava ancora zampettando sulla scrivania. Arrotolai il “giornale delle corse” le diedi un colpo,  ma la mancai. Non era la mia giornata. La mia settimana. Il mio mese. Il mio anno. La mia vita. Maledizione.
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Poi la porta si spalancò. Ed entrò una donna. Ora tutto quello che posso dirvi è che ci sono miliardi di donne sulla faccia della terra giusto? Alcune non sono malaccio. Quasi tutte sono piuttosto carucce. Ma ogni tanto la natura tira un brutto scherzo, mette insieme una donna speciale, una donna incredibile. Voglio dire , la vedi e non puoi credere ai tuoi occhi. Il tutto è accarezzato da un perfetto movimento ondulatorio, argento vivo, come un serpente, vedi una caviglia, vedi un gomito, vedi un seno, vedi un ginocchio, si fonde tutto in un colossale, beffardo insieme, con occhi così belli che sorridono, la bocca un poco imbronciata, le labbra che si mostrano come se stessero per scoppiare in una risata per la tua impotenza. E questi tipi sanno bene come vestirsi e i loro lunghi capelli bruciano l’aria. Quando è troppo è troppo, cazzo.
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Poi mi voltai presi lo spazzolino, premetti il tubetto. Ne uscì troppo. Cadde stancamente sullo spazzolino e finì nel lavabo. Era verde. Sembrava un verme verde. Ci infilai un dito, né misi un po’ sullo spazzolino e cominciai a lavarmi. Denti. Che cazzo di cose erano. Dovevamo mangiare. E mangiare e mangiare ancora. Eravamo tutti essere disgustosi, destinati ai nostri miseri compitini.Mangiare, scoreggiare, grattarsi, sorridere e festeggiare ricorrenze.
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Per quanto disgustoso fossi, era sempre meglio che essere qualcun altro, chiunque altro, tutti quelli che sono là fuori che tirano avanti con i loro penosi trucchetti e salti mortali. Tirai su le coperte fino al collo e aspettai.
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Aspettammo e aspettammo. Tutti. Ma lo strizzacervelli non sapeva che una delle cose che fa ammattire la gente è l’attesa? La gente aspettava tutta la vita. Aspettava di vivere, aspettava di morire. Aspettava in coda per comprare la carta igienica. Aspettava in coda per i soldi. E se non aveva quattrini aspettava in code più lunghe. Si aspettava di andare a letto e si aspettava di svegliarsi. Si aspettava la pioggia e si aspettava che spiovesse. Si aspettava per mangiare e poi si aspettava per mangiare di nuovo. Si aspettava nello studio dello strizzacervelli con una manica di psicopatici e ci si chiedeva se non si era uno di loro.
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-"Cominciai a pensare alle soluzioni nella vita. La gente che risolveva le cose solitamente aveva molta tenacia e una buona dose di fortuna. Se tenevi duro a sufficienza di solito arrivava anche un pó di fortuna. Peró la maggior parte delle persone non riusciva ad aspettare la fortuna, quindi rinunciava. Non Belane. Non era un senzapalle, lui. Era roba di prima qualità. Un ardito. Un tantino fannullone, forse. Ma furbo" 
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Eravamo tutti fregati. Non c’erano vincitori. C’erano solo vincitori apparenti. Stavamo tutti dando la caccia a un mare di niente. Giorno dopo giorno. La sopravvivenza sembrava l’unica necessità. Il che non sembrava abbastanza. Non con la signora morte in attesa. Quando ci pensavo mi faceva impazzire.
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Un altro matto. Non si riusciva ad evitarli. Erano quasi tutti pazzi a questo mondo. E quelli che non erano pazzi erano arrabbiati. E quelli che non erano pazzi o arrabbiati erano semplicemente stupidi. Non avevo scampo.
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Di sera non dormivo per la strada. Naturalmente c’erano un sacco di persone buone che dormivano per la strada. Non erano scemi, ma semplicemente non rientravano nell’ingranaggio del momento. E quell’ingranaggio cambiava continuamente. Era uno scenario sinistro e se ti ritrovavi a dormire nel tuo letto alla sera era già una bella vittoria contro queste forze. Ero stato fortunato anche se qualche mia mossa non l’avevo decisa  cuor leggero. Ma, alla fine, era un mondo piuttosto orribile e spesso mi sentivo triste per quasi tutta la gente che lo popolava.
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Entrò. Ora, voglio dire, era sleale. Il vestito le era così stretto che le cucitrice scoppiavano.  Troppe cioccolate al malto. E portava tacchi così alti da sembrare trampoli. Camminava come una storpia ubriaca, barcollava per la stanza. Gloriosa vertigine di carni- “ Si, sieda signora” dissi. Appoggiò il sedere sulla sedia e accavallò le gambe, per poco non mi fece schizzare gli occhi dalle orbite. “E’ un piacere vederla, signora” dissi. (la morte)
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Poi mentre lo fissavo, il Passero aprì lentamente il becco.  Apparve un enorme vuoto. E nel becco c’era un ampio vortice giallo, più dinamico del sole, da non credere. Non può finire così, pensai ancora. Il becco si spalancò, la testa del Passero si avvicinò il giallo sfavillante e accecante mi fu addosso e mi avvolse.


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