lunedì 7 aprile 2014

Raccolta racconti di David Foster Wallace “Questa è l’acqua” Einaudi Editore




SOLOMON SILVERFISH
E tecnico! Come non detestare che di questi tempi sembrava volerci una laurea anche per morire? Che ormai  accostarsi a quella cosa che non era vita richiedeva l’impiego della vista e dell’udito oltre che dei sensi di una persona. Quando è troppo è troppo. Per quanto tempo lei e il suo Solomon-che-lei-amava si erano inginocchiati poggiando l’orecchio su uno spaventoso binario ferroviario di acciaio disinfettante ad ascoltare un boato: ciste, neoplasma, neoplasma sospetto, linfoma , tumore maligno, mastectomia modificata, radiazioni, remittenza, recidiva, neoplasma sospetto, linfoma con ripercussioni Hodgkins, mastectomia radicale, linfectomia inferiore, metastasi, radiazioni, Metotrexate, Cytoxan, reazione contraria alle aspettative. Il treno si chiamava moribondo, era l’espresso del moribondo, era quello che tutti all’infuori dei medici affabili, rosei e sani parevano sapere.  Lo sapeva anche Solomon, ma lui non ci credeva. Il treno si chiamava moribondo e diventando più rumoroso si rimpiccioliva anche nel tuo campo visivo puntato sulla realtà. Non ti investiva come fossi una monetina su un binario ma si riduceva a semplice boato che emergeva dal tuo profondo, dove  c’era solo il calore crescente  di una lotta infuocata tra paroloni incomprensibili. E tu ti accorgevi di essere travolto da quel treno solo quando era troppo tardi per liberarti dal coltello lucido del binario, un coltello che ti taglia per dimostrare che l’orecchio ascoltava se stesso, un coltello il cui lato sottile è anche uno specchio dove vedi quello che senti mentre taglia ciò che sei. Mentre sprofondi e bruci. La malattia che aveva lei tutto era fuorché delicata.

Il dottor Schoenweiss  dentista in pensione alto, dritto e in carne come un albero ben piantato, i folti capelli bianchi pettinati indietro a sormontare una faccia da uccello da preda di dimensioni maestose, con occhi che hanno visto il dolore ed il declino nella bocca degli uomini e conoscono poco la paura e meno ancora la pietà. E’ un uomo la cui bellezza di uomo è pari alla dignità e all’eleganza. Il suo bavero sembra sempre reclamare un garofano.

Potreste anche scoprire che un marziano venuto dallo spazio, per quanto me ne importa. E’ mio marito e io e lui siamo uniti da una cosa che si chiama amore che, casomai non l’aveste ancora sentita nominare , non è solo un sentimento , è un modo di vivere la vita con una persona, e la vostra Sophie malataè fatta di questo amore, di questa vita e di questo Silverfish, e la mia vita è la sua e tutt’e due siamo quello che siamo grazie all’altro-.Respirò rumorosamente-Perciò se parlate ancora di divorzio, annullamento e fine del matrimonio mi vedrò costretta con grande rammarico a chiedervi di andarvene da casa mia-. Si appoggiò di nuovo ai cuscini.

IL PIANETA TRILLAFON E LA COSA BRUTTA
La cosa brutta- e mi sa che la depressione è questo e nient’altro – è molto diversa, e indescrivibilmente peggio. Mi sa che dovrei dire più o meno  indescrivibilmente, perché nell’ultimo paio di anni ho sentito le persone più disparate cercare di descrivere  la depressione. Uno della televisione con lo scilinguagnolo ha detto che secondo certi è come sott’acqua, sotto una massa d’acqua che non ha superficie, almeno per te, che qualunque direzione prendi trovi soltanto altra acqua, niente aria fresca né libertà di movimento , solo restrizioni e soffocamento, niente luce. ( Non so quanto sia azzeccato dire che è come essere sott’acqua, ma provate a immaginare il momento in cui vi rendete conto , in cui improvvisamente capite che per voi non c’è superficie , che potete nuotare finchè vi pare tanto lì dentro ci affogate; immaginate come vi sentireste in quel preciso istante, come Cartesio all’inizio della sua secondo cosa, poi immaginate quella sensazione in tutta la sua piacevolissima intensità soffocante protrarsi per ore, giorni, mesi..forse questo è più azzeccato).

CROLLO DEL ‘69
Lui era Wall Street. Gli bastava aprire la bocca e al sua grande ditta faceva il contrario. E si era ingranditala punto da diventare Wall Street, per qualche tempo. Si affidava a lui. Lui era la sua arma vincente. Ecco cosa c’era di tanto fantastico: si sbagliava sempre.

Quella donna che plasmerà gli eventi.
E , alla maniera di uno sinceramente tormentato, papà ha ragione. Di chi fidarsi? Di chiunque abbia, quel minimo di distanza critica dalle proprie convinzioni più profonde da saperla lunga? Ci spremiamo tutti le meningi. Billy G. nomina Dio, sorseggiando uno sherry.  Ma Allen G. si picchietta rabbiosamente con il tovagliolo. Dio?
Nel 1969 Dio sta operando su un margine di utile pari a zero, in termini di fiducia. Billy G. torna ad assestarsi in  un sorriso paziente sventolandosi con un gesto consumato della mano. Davvero, domanda, un pezzetto di focaccia da tè a forma di nautilo all’angolo della bocca.
Se Allen G. ci ha azzeccato su questa intuizione , questa predizione-del-presente secondo la quale la realtà pubblica dove tutti affittano uno spazio è fondamentalmente testuale, allora Dio, il grande nom-de-plume, è o sadico o un dislessico. La sua realtà deve fare perno sulle contraddizioni: le linee dritte diventano curve; io sono al tempo  stesso soggetto e oggetto; Billy G. è attraente in un modo che non ha niente di attraente ; la migliore speranza di immortalità che ha mio padre è morire entro il Termine; io amo e odio mio padre. Bene. Ma allora perché investirci di schemi mentali in cui le contraddizioni sono lacunose o lunatiche, il positivo oltre il limite del negativo? Perché iscriverci alla voce esseri razionali quando la nostra stessa fiducia nell’efficacia dello scrivano richiede un salto a-razionale? Perché investirci di una coazione all’Amore romantico e dare poi ai nostri genitali l’aspetto che hanno?
Allen G. si sbaglia. Papà è Rovinato da domande comportamentali diventate più grandi di tutti noi. Gli servono gli aspetti pratici, le direttive. Rimprovera Allen di trastullarsi mentre il Diem si consuma.
Gli serve qualcuno in cui credere. Billy G., che diventato suo supplice , supplica la volte a botte della Fderal Reserve.
Anche se dopo ci rideranno  tutti e due su, insieme, separati da metri a colazione, il Journal : nuovo Nietzsche: Dio è dislessico, mentre papà esamina il prospetto delle nuove corse.

Lui ci aveva azzeccato. Aveva supplicatola sua ditta di non investire nelle proprie azioni. Basta cartacce senza valore aveva urlato a colazione. Il mercato corre per pura fame aveva detto. Usando un muffin a mò di confusionaria dimostrazione. Fame ovunque, che dà come risultato il Panico Consumistico. Al pari di un animale in fin di vita, corre. Tutt’a un tratto ci sono solo investimenti, accaparramento di profitti, predizioni e niente produzione nà intuizione né arte di arrangiarsi. Lo sento profondare dentro se stesso, aveva detto a Mr Lynch. Nel futuro.

ORDINE E FLUTTUAZIONE A NORTHAMPTON
Barrry Dingle, fornitore strabico di germogli di fagiolo, nutre per Myrnaloy Trask, fotocopista e reggente della più autorevole bacheca di annunci al “Collective Copy” nel centro di Nortampton,un amore smodato.

Nel senso che la vera Myrnaloy Trask per Dingle non è nemmeno un’eventualità: lui è nella posizione (non indegna di invidia?) di chi è in grado di volere senza l’inquietante alternativa di essere davvero mai in grado di avere.

Dingle palpa  il cappuccio del poncho. Un’intuizione basata sulla prospettiva e nata per puro capriccio, era questa la cosa entusiasmante, dice . Mi spiego? Guardi da una solo angolazione: e cose sembrano senza meta, disordinata.  Domina la fluttuazione . Modifichi l’angolazione : illuminazione. Schema. Ordine.

Qualche istante dopo Dingle esce da “pets and more” con : un collare antipulci, un guinzaglio militare rinforzato; una busta di cibo; un cratere di plastica come ciotola; una serie di certificati di vaccinazione; un cane sorprendentemente economico sedato di nascosto (nella stanza sul retro), che trotterella sorridente , strafatto, accanto a Dingle, un occhio al marciapiede della Great Awakening e uno al suo padrone. Dingle punta verso casa, tra uno sventolio di sandali e pantaloni.

Consiglia il re: è stato purtroppo , proprio il sogno del re a portare la peste a Itaca, il regno.

Nessun commento:

Posta un commento