giovedì 11 giugno 2015

Il Gene Egoista di Richard Dawkins


Che cos’è l’uomo? Dopo aver posto  quest’ultima domanda, l’eminente zoologo G.G. Simpson così scrisse: “ La mia opinione è che tutti i tentativi di rispondere a questa domanda compiuti prima del 1859 sono totalmente privi di valore e che faremmo meglio a ignorarli completamente”

Adesso si trovano  in enormi colonie, la sicuro all’interno di robot giganti, fuori dal contatto con il mondo esterno, con il quale comunicano in modo indiretto e tortuoso e che manipolano a distanza. Essi si trovano dentro di voi e dentro di me, ci hanno creato, corpo e mente, e la loro conservazione è lo scopo ultimo della nostra esistenza. Hanno percorso un lungo cammino, questi replica tori, e adesso sono conosciuti sotto il nome di geni e noi siamo le loro macchine di sopravvivenza.

Ma una molecola di DNA potrebbe teoricamente, vivere sotto forma di copie di se stessa per cento milioni di anni. Inoltre, proprio come gli antichi replica tori nel brodo primordiale, copie di un gene particolare possono essere distribuite in tutto il mondo. La differenza è che le versioni moderne sono ben protette all’interno dei corpi della macchina di sopravvivenza.

Il gene è l’unità di base dell’egoismo.

D’altra parte, un gene che fa sviluppare il cancro in un corpo nell’infanzia non verrebbe passato per niente. Allora, secondo questa teoria, il decadimento senile è semplicemente un sottoprodotto dell’accumulo nel pool genico di geni letali e semiletali tardivi, che hanno potuto scivolare fra le maglie della rete della selezione naturale semplicemente perché sono tardivi.

L’evoluzione della capacità di simulare sembra aver raggiunto il culmine con la coscienza soggettiva. Perché ciò debba essere successo è, per me, il mistero più profondo della biologia moderna. Non c’è ragione di ipotizzare che i computer elettronici siano consci quando simulano, anche se dobbiamo ammettere che ciò in futuro possa avvenire. Forse la coscienza nasce quando la simulazione celebrale del mondo diventa così completa da includere un modello di se stessi.

Il comportamento kamikaze e le altre forme di altruismo e di cooperazione delle operaie non sono più sorprendenti, una volta che accettiamo il fatto che sono sterili. Il corpo di un animale viene manipolato perché assicuri la sopravvivenza dei suoi geni, sia generando figlia sia prendendosi cura di altri individui che contengono gli stessi geni. Il suicidio nell’interesse dei altri individui è incompatibile con la futura produzione di figli e quindi il sacrificio suicida si evolve raramente. Ma un’ape operaia non ha mai figli e tutti  i suoi sforzi sono diretti a preservare i propri geni prendendosi cura degli individui con cui è imparentata. La morte di una singola ape operaia sterile non è più grave peri suoi geni di quanto la perdita di una foglia in autunno  lo sia per i geni di un albero.

La strategia permalosa si rileva davvero una strategia evolutiva stabile rispetto a quella degli ingenui e dei truffatori, nel senso che la popolazione che consiste in gran parte di permalosi non sarà invasa né da ingenui, né da truffatori.

Nell’uomo la memoria a lungo termine e la capacità di riconoscere gli individui sono ben sviluppate. Potremmo perciò aspettarci che l’altruismo reciproco abbia avuto un parte importante  dell’evoluzione umana. Trivers si spinge fino a suggerire che molte delle nostre caratteristiche pscicologiche-invidia, gratitudine, simpatia, ecc.- sono state forgiate dalla selezione naturale per migliorare la capacità di truffare, di individuare i truffatori e di evitare di passare per un truffatore.  Particolarmente interessanti sono i truffatori astuti che apparentemente restituiscono i favori, ma che sempre resistituiscono un po’ meno di  quello che ricevono. E’ anche possibile che il grosso cervello dell’uomo e la sua predisposizione a ragionare matematicamente si siano evoluti come meccanismo capace di ingannare in modo sempre più sottile e di riconoscere sempre meglio l’inganno degli altri. 
Il denaro è un esempio formale di altruismo reciproco ritardato.

Quando si pianta un meme fertile in una mente, il cervello ne viene letteralmente parassitato e si trasforma in un veicolo per la propagazione del meme, proprio come un virus può parassitare il meccanismo genetico di una cellula ospite. E questo non è soltanto un modo di dire: il meme che predispone “diciamo” a credere nella vita dopo la morte si realizza fisicamente, milioni di volte, come una struttura del sistema nervoso degli uomini di tutto il mondo.

Dio. Esso fornisce una risposta superficiale plausibile a problemi profondi e inquietanti sull’esistenza; suggerisce che le ingiustizie di questo mondo possono essere eliminate nell’altro; fa da cuscino alle nostre inadeguatezze e, come un placebo, non è meno efficace per il fatto di essere immaginario. Queste sono alcune delle ragioni per cui l’idea di Dio viene copiata così prontamente dalla successive generazioni di singoli cervelli. Dio esiste, non fosse altro che sotto forma di un meme ad alto valore di sopravvivenza, o ad alta virulenza, nell’ambiente fornito dalla cultura umana.

Abbiamo il potere di andare contro i nostri geni egoisti e, se necessario, ai memi egoisti del nostro indottrinamento. Possiamo addirittura discutere  modi di coltivare deliberatamente l’altruismo disinteressato e puro, qualcosa che non trova posto in natura, qualcosa che non è mai esistito nella storia del mondo. Siamo stati costruiti come macchine dei genie e coltivati come macchine dei memi, ma abbiamo il potere di ribellarci ai nostri creatori. Noi unici sulla Terra, possiamo ribellarci alla tirannia dei replica tori egoisti.

Alcune strategie erano ingegnose, anche se naturalmente molto meno ingegnose dei loro autori. E’ notevole che la strategia vincente sia stata la più semplice e superficialmente la meno ingegnosa di tutte. Si chiamava Tit for Tat ed era stata mandata dal professor Anatol Rapoport di Toronto, notissimo psicologo e studioso della teoria dei giochi. Tit for Tat inizia cooperando nella prima mano e poi non fa che copiare la mossa precedente dell’altro giocatore.

Alcune strategie del torneo di Axelrod erano molto più sofisticate di queste due, ma anch’esse finivano con meno punti, in media del semplice Tit for Tat. In effetti la peggiore di tutte le strategie (a parte quella casuale) era la più elaborata. Era stata mandata da un anonimo: forse un’eminenza grigia del pentagono? Il capo della CIA? Henry Kissinger? Lo stesso Axelrod? Non lo sapremo mai.
Questo può sembrare eccessivamente santo e magnanimo, ma Axelrod ha calcolato che, se qualcuno avesse mandato Tit for two Tats, questa avrebbe vinto il torneo, perché è estremamente vantaggioso evitare serie di recriminazioni reciproche. Quindi abbiamo identificato due caratteristiche delle strategie vincenti: bontà e perdono.

La natura spesso ha il ruolo di banchiere e gli individui perciò trarre beneficio dal successo reciproco, senza essere costretti a sconfiggere rivali. Ecco perciò in che modo, pur senza allontanarsi dalle leggi fondamentali del gene egoista,la  cooperazione e l’assistenza reciproca possono fiorire anche in un mondo sostanzialmente ingeneroso. Ecco in che modo, nel senso dato da Axelrod all’espressione, i buoni arrivano primi.

E’ come se i geni agissero al di fuori del proprio corpo e manipolassero il mondo esterno. Come nel caso delle larve di tricotteri…

I replica tori non sono più sparsi liberi nel mare ma sono tutti uniti in enormi colonie i singoli corpi. E le conseguenze fenotipiche, invece di essere distribuite uniformemente nel mondo, sono in molti casi congelate in questi corpi. Ma l’esistenza del singolo corpo, così familiare nel nostro pianeta, non era inevitabile. L’unica specie di entità che deve esistere perché esista la vita, in qualunque parte dell’universo , è il replicatore  immortale.


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