domenica 16 febbraio 2014

Martin Eden di Jack London

Arturo aprì la porta ed entrò, seguito da un giovane, che si tolse con un gesto buffo, il berretto.

 Questa percezione del divino non l’aveva mai colpito; era stato sempre incredulo e si burlava allegramente dei bigotti e dell’immortalità dell’anima: non c’era vita futura, sosteneva egli con risolutezza; bisogna vivere e ben vivere, e poi sparire nel nulla. Ma negli occhi di quella donna, aveva visto un’anima, un’anima imperitura.

“Dev’essere stato quando è andato sopra la carrozzella di Alice” rispose lei. “non l’ha vista allo scuro”.
Il signor Higgingbotham alzò la voce e , con essa la collera. Durante tutta la giornata egli rodeva il freno, nel negozio, e si riserbava la sera, in famiglia il privilegio di mostrarsi qual’era.
“Ti dico che il tuo delizioso fratello era ubriaco”

Fatta questa riflessione, la carriera del signor Butler non lo soddisfaceva. In fondo, aveva qualcosa di meschino! Trentamila dollari di rendita sono una gran bella cosa!...ma la dispepsia e l’incapacità d’essere felice tolgono, di colpo, molto del loro valore.

Era profondamente felice,la vita gli appariva intensa e bella . La sua febbre d’entusiasmo non cessò mai, giacché l’ebbrezza creatrice degli deì era in lui. Il mondo esterno, il tanfo dei legumi putrefatti e di liscivia, l’aspetto rilassato di sua sorella e la faccia ironica del signor Higgingbotham non erano altro che un sogno. Il mondo vero era quello del suo cervello, e le storie che scriveva erano la sola realtà possibile. I giorni erano brevi e voleva studiare tante cose! Non dormì più di  cinque ore, che gli parvero anche troppe…

Fu stupito il giorno un cui cominciarono a ritornare  anche i manoscritti dattilografati. Strinse le mascelle, sporse un po’ il mento , aggressivamente, e mandò i manoscritti ad altri editori.

“Io sono in grado di indovinare, al primo sguardo, il mestiere della maggior parte degli operai che incontro per le strade. Guardi me: perché le mie spalle ondeggiano? A causa degli anni trascorsi in mare. Se fossi stato cowboy durante tutto questo tempo , non ondeggerei con le spalle, ma avrei le gambe arcuate. Lo stesso accade di quella ragazza. Ha osservato il suo sguardo così duro? Nessuno l’ha curata; essa è cresciuta come ha potuto, e una ragazza che non ha che se stessa per difesa, non può avere uno sguardo dolce, gentile come…il suo, per esempio”.
“Credo che abbia ragione” mormorò Ruth.” E’ triste. Graziosa com’è!”

“Che diavolo a che fare il latino con tutto questo?”fu la domanda che egli rivolse allo specchio quella notte. “Vorrei proprio che i morti rimanessero dove sono.  Perché dei morti dovrebbero dettarmi leggi? La bellezza è viva ed eterna. Le lingue sorgono e spariscono. Sono la polvere dei morti”

Era sorpreso dal numero incalcolabile di novelle leggermente e accortamente scritte , è vero, ma senza vitalità, senza realtà. La vita era così strana, così meravigliosa, piena di un tale immensità di problemi, di sogni e di tentativi eroici! Eppure quelle storielle non trattavano d’altro che di banalità. Ma il peso, la stretta della vita, con le sue febbri e le sue angosce e le sue rivolte selvagge , bisognava trttare! Egli volvea cantare i cacciatori di chimere, gli eterni amanti, i giganti che lottano tra dolore e errore, tra il terrore e il dramma, facendo scricchiolar la vita sotto i loro sforzi disperati.

Era troppo abbruttito per pensare, sebbene scontento di sé; sentiva disgusto di se stesso, come se si fosse assoggettato a una degradazione morale , a una diminuzione del suo valore intrinseco. Tutto ciò che l rendeva simile agli dèi era annientato: nessuna ambizione lo spronava ormai; la sua anima sembrava morta. Non era alto che una bestia,  una bestia da soma. La bellezza del sole che penetrava con le sue frecce d’oro nel fogliame, non lo colpiva più; l’azzurro del cielo non gli sussurrava nulla; i segreti della natura  e l’immensità del misterioso universo non l’attraevano più. La vita era intollerabilmente monotona, stupidamente amara al gusto.

“Perché fa questo?” disse
“Per guadagnar denaro”, rispose Martini. “ Bisogna che mi provveda di nuove risorse in previsione d’una nuova lotta contro gli editori. Il denaro è l’anima della guerra, specialmente nel caso mio; il denaro e la pazienza”

Vivendo in ambienti vari, tra forme diverse di vita, aveva imparato la regola di condotta che consiste, quando si gioca a un gioco ignoto, nel costringere l’avversario a iniziar la partita. Parecchie volte questo gli era riuscito e ne aveva tratto utili insegnamenti. Sapeva cogliere i sintomi, attendere una debolezza dell’avversario per trarne profitto, scegliere il momento propizio. Era, insomma, come un gioco di finte e di parate, a boxe; e quando la finta richiamava il colpo che lui riceveva, sapeva poi profittarne e colpiva giusto.

E intanto egli era assillato da  quella frase di Kipling: E la moglie del colonello e Judy O’Grady son sorelle per la pelle…Eppure, i romanzi avevano torto; eccone la prova. Quei mezzi, quelle carezze, quei baci, quelle parole che seducevano le operaie  seducevano anche le donne come Ruth. Erano fatte tutte della stessa carne-“Sorelle per la pelle”; egli avrebbe dovuto saperlo se si fosse ricordato di Spencer.

“Tu sei una adoratrice della cosa stabilita”, le disse un giorno lui..
“dimentichi i professori delle università”,aggiunse lei.
Egli scosse il capo con enfasi.”bisogna lasciar  vivere i professori di scienza: essi sono veramente grandi. Ma sarebbe davvero una bella opera sterminare il novantanove per cento dei professori di letteratura inglese, che hanno un cervello da pappagalli”

“No, no: per ora almeno , no! Io faccio uso del mio diritto individuale, semplicemente. Ti ho detto ciò che ne penso, per farti capire che gli sgambetti elefantini della signora Tetraloni mi sciupano la musica.  I grandi giudici musicali possono avere ragione tutti quanti; ma io sono io, e non assoggetterò il mio gusto al giudizio concorde del pubblico. Se una cosa non mi piace, non mi piace, ecco ; e nulla al mondo me la farà piacere per scimmiottatura, perché piace a gran parte dei miei contemporanei, o perché fanno finta che piaccia. I miei gusti e le mie antipatie non possono seguir la moda”
..Un illusione che non è altro che una parodia è una vile e semplice menzogna

Le sue opere erano realistiche, più che fantastiche, talvolta mistiche. Egli tendeva a un realismo appassionato, ma profondamente umano e credente, voleva  mostrar la vita qual era, con tutte le aspirazioni dello spirito e tutta la sete d’ideale. Durante le sue letture , aveva potuto scorgere due scuole: l’una che faceva dell’uomo un dio ignaro della sua origine terrestre; l’altra che ne faceva un mucchio di fango , ignaro della sua essenza celeste e delle sue possibilità divine.
Secondo Martin, Dio e mucchio di fango erano ugualmente falsi, e le due scuole s’ingannavano. La verità sta nel mezzo.

“E questo è il tuo errore”, aveva aggiunto lui. “In generale, le persone hanno la tendenza a scimmiottar coloro di cui conoscono la superiorità e che scelgono come modelli. E chi sono questi modelli? Gli oziosi, i ricchi oziosi, i quali non sanno nulla, generalmente, di ciò che sanno coloro che lavorano e s’annoieranno mortalmente udendoli chiacchierare dei fatti loro…e il buffo è che molte persone intelligenti e tutti coloro che fanno finta di esserlo, permettono agli oziosi di imporre la legge. Quanto a me, io desidero da un uomo, quanto v’è di meglio in lui, ciò che tu chiami cose professionali, bottegaie, di mestiere, e come ti pare”

“Una cattiva impressione, vuoi dire! Ebbene, ecco: tutte le belle cose che pensi di lui sono giuste, credo; comunque, è il più bel campione d’intellettualità, che abbia mai conosciuto. Ma è roso da un segreto rimorso-oh! Nulla di volgare o di basso! Mi pare che sia un uomo il quale avendo approfondito le cose, ha avuto tanta paura di ciò che ha visto, che vuole persuadersi di non aver visto”

La sua mano cercò quella di Ruth sotto la tavola, Ruth ricambiò la stretta con ardore . Ella lo guardò rapidamente; i suoi occhi raggianti erano pieni di tenerezza. Ed egli sentì un brivido, non rendendosi conto che ciò che di bello aveva visto in quello sguardo, non era altro che il riflesso di ciò che aveva proiettato il suo.

“Non era davvero sorprendente che il mondo fosse dei forti! I servi erano ossessionati dalla propria schiavitù; per essi “farsi una posizione” era la frase cabalistica per eccellenza”. Scosse il capo quando Gertrude gli offrì del denaro, sebbene non ignorasse che quel giorno stesso doveva andare al Monte di Pietà.

“Perché non hai avuto il coraggio di farlo prima?”, interrogò egli con voce aspra.”Quando non avevo nulla? Quando morivo di fame? Quando non ero né più né meno di quello che sono oggi, lo stesso uomo, lo stesso artista Martin Eden?..Ecco la domanda che mi rivolgo da parecchi giorni, non riguardo a te, ma in modo generale..”

Nuovamente la frase di Lizzie gli tornò alla mente.
“Sono malato, molto malato”, disse Martin con un gesto disperato. “Sino a qual punto,  ora soltanto me n’accorgo: qualche cosa in me s’è spento. Io non ho mai avuto paura della vita, ma non avrei mai creduto di poter esser stufo della vita. La vita m’ha talmente saturato di emozioni, che sono svuotato d’ogni desiderio di qualunque cosa. Se potessi desiderare, desidererei te. Vedi come sono malato!”

“Vi sono belle bevute , lì dentro”
“Non fa per me”, dichiarò l’altro. “ Non mi ubriaco più; sebbene non vi sia nulla che me lo impedisca, se voglio. Mi sono  ubriacato una volta  sola dacché ti ho lasciato, e l’ho fatto apposta perché avevo la pancia vuota. Quando lavoro come un bruto, bevo come un bruto; quando vivo da uomo libero, bevo da uomo libero; un bicchiere di tanto in tanto, quando mi salta in testa, e basta”

La paura lo avrebbe riattaccato alla vita, ma, non avendo paura, affondava sempre più nelle tenebre. Le cose che l’incantavano un tempo, tutte le cose familiari tanto mate, ora gli erano estranee. La Mariposa, intanto vogava  attraverso gli alisei del nordest; ma il soffio snervante di questo vento l’esasperò, così che dovette far cambiar posto alla poltrona per sfuggire agli abbracci di quel forte compagno dei giorni di pena d’una volta, durante le notti così miti.

Seguitò a nuotare, sempre più giù, sempre più giù; le braccia e le gambe, come rotte dallo sforzo, ormai si muovevano debolmente. Era giunto a una grande profondità, certamente; la pressione dell’acqua era dolorosa ai timpani e la testa gli ronzava. La resistenza era agli estremi; ma si sforzò di sprofondare più giù, sino al momento in cui la volontà lo abbandonò e l’aria gli sfuggì dal petto, con violenza. Come minuscole palline, piccole bolle, le sue ultime riserve vitali, scivolarono rimbalzandogli sulle guance e sugli occhi in un’ascesa che si perse verso la superficie. Poi sopravvennero le sofferenze ed il soffocamento. Non era ancora la morte- come diss’egli a se stesso sfiorando il limite tra coscienza ed incoscienza. La morte non fa soffrire; era ancora la vita, quell’atroce sensazione di soffocamento; era l’ultimo colpo che gli infieriva la vita.
Le mani e i piedi, in un ultimo sussulto di volontà, incominciarono a battere l’acqua, debolmente spasmodicamente. Ma ogni sforzo era inutile: per quanto tentassero, non avrebbero mai potuto farlo risalire a galla; era troppo giù, era troppo lontano.
Ondeggiava languidamente, cullato da un fiotto di visioni dolcissime: colori delicatissimi, una radiosa luce lo avvolgevano, lo penetravano. Cos’era? Sembrava un faro. Ma no: era nel suo cervello quell’abbagliante luce bianca. Essa brillava più splendida. Seguì un lungo rombo: gli parve di scivolare lungo una china infinita, e in fondo in fondo sprofondò nel buio. Solo queste seppe. Sprofondava nel buio. E nel momento stesso in cui lo seppe, cessò di saperlo.









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