sabato 15 marzo 2014

L'esercito delle 12 scimmie


Lo sai che cosa è pazzo? Pazzo è quello che impone la maggioranza. (Jeffrey Goines)
I germi non esistono, sono soltanto un'invenzione creata apposta per vendere disinfettanti e saponi. (Jeffrey Goines)
Non c'è giusto, non c'è sbagliato, conta solo l'opinione della gente. (Jeffrey Goines)
Io sono riuscito a contattare certi subalterni, spiriti maligni, segretari di segretari e altri assortiti tirapiedi, i quali avviseranno mio padre e quando mio padre scoprirà questo cazzo di posto!... mi trasferirà in merdoso ricovero di classe. Ah, dove ti trattano con rispetto, come una persona, come un ospite, con gli asciugamani, le lenzuola, come un grandissimo hotel, con droghe di lusso, per tutti gli psicolabili, squinternati e diavoli... (Jeffrey Goines)
Venite! C'è un clistere per tutti. (Jeffrey Goines)
Esperimenti di tortura: tutti quanti siamo scimmie. (Jeffrey Goines)
Forse la razza umana merita di essere eliminata. (James Cole)
Mastercard! Visa! La chiave per la felicità! (Jeffrey Goines)
Il futuro può essere tuo, è l'ultima occasione! (Jeffrey Goines)
Esistono dati reali che confermano che la sopravvivenza della Terra è compromessa dagli abusi della razza umana. La proliferazione dei dispositivi nucleari, i comportamenti sessuali smodati, l'inquinamento della terra, dell'acqua, dell'aria, il degrado dell'ambiente. In questo contesto non le sembra che gli allarmisti abbiano una saggia visione della vita? E il motto dell'homo sapiens: andiamo a fare shopping, sia il grido del vero malato mentale? (Dottor Peters)
Adoro respirare quest'aria! (James Cole)
Arny non hai messo l'abito scuro. Ti avevo detto di passare, ma questa è una cazzo di serata d'onore, ci sono vip, senatori, servizi segreti. Hai fame, Arny? C'è un banchetto da sballo, abbiamo numerosi agnelli morti, mucche morte, maiali morti. Non vuoi approfittare, Arny? (Jeffrey Goines)
La psichiatria come religione: noi decidiamo quello che è giusto e quello che è sbagliato, noi decidiamo chi è pazzo e chi non lo è. (Kathryn Railly)
Io non penso che la mente umana possa esistere in due diverse... com'è che le chiamate?... dimensioni? Sarebbe troppo stressante, dovete convincervene. Confonderemmo quello che è reale con quello che non lo è. (James Cole)
Fanculo i mediocri! (Jeffrey Goines)
Non lo so se ci siete o no. Forse pulite davvero i tappeti. Se è così siete fortunati, vivrete una lunga e felice vita. Ma se siete voi scienziati ad ascoltare lasciate perdere, dimenticate l'esercito delle dodici scimmie: loro non c'entrano. C'è un errore, è stato qualcun altro. L'esercito delle dodici scimmie è solo un gruppo di imbecilli che giocano a fare i rivoluzionari. Sentite, la missione è compiuta, ho fatto come volevate. Buona fortuna. Non tornerò indietro. (James Cole)
Dialoghi [modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.
James Cole: Mi piace quest'aria... è meravigliosa.
Kathryn Railly: Cos'ha di meraviglioso l'aria, James?
James Cole: È molto fresca. Non ci sono germi.
Kathryn Railly: Perché... perché credi che non ci siano germi nell'aria?
James Cole: Siamo in ottobre, vero?
Kathryn Railly: Aprile.
James Cole: Che anno è questo?
Kathryn Railly: Tu quale credi che sia?
James Cole: 1996
Kathryn Railly: Quello è il futuro James. Credi di vivere nel futuro?
James Cole: Il 1996 è il passato.
Kathryn Railly: No, il 1996 è il futuro. Questo è il 1990.
[James Cole viene rinchiuso in uno squallido ospedale psichiatrico e qui incontra Jeffrey Goines, un paziente che viene incaricato di accogliere il neo arrivato]
Jeffrey Goines: Qui ci sono dei giochi, e qui... [urlando a un paziente che ha occupato la sua poltrona] Levati! Levati!
[riprendendo un tono normale] Stava sulla mia poltrona. Giochi, altri giochi, altri giochil ancora! [indicando uno scaffale di medicinali sotto chiave] Giochi che vogliono scappare. Vedi? Tutti i giochi! Sì, i giochi ti fanno vegetare. Visto? Se fai un gioco è come se prendessi volontariamente un tranquillante. Ti-ti hanno dato qualche schifezza per calmarti, eh? Droghe! Che cosa ti hanno dato? Dorazina? Aldon? Quanto? Quanto? Conosci le droghe? Conosci i dosaggi? È elementare, bisogna...
James Cole: Devo fare una telefonata.
Jeffrey Goines: Una telefonata?
James Cole: Sì
Jeffrey Goines: Una telefonata... Vuol dire comunicare col mondo esterno, è a discrezione del dottore! No. Ehi, ehi! [indicando gli altri pazienti] Se tutti questi svitati telefonassero la pazzia dilagherebbe attraverso i cavi telefonici, e perforerebbe le orecchie di tutte quelle povere persone sane, infettandole, capisci? Svitati dovunque, la piaga della pazzia... [in tono confidenziale] In effetti siamo pochi qui. Siamo pochi ad essere malati di mente qui. Non parlo di te, magari tu sei, chessò, tu sei veramente, schizzato come un cavallo. Ma non è per questo che sei qui. Non sei qui per questo! Non sei qui per questo! Sei qui a causa del Sistema. [indicando una tv in sala] Vedi la televisione? È tutta lì la questione, tutta lì la questione. Guarda-ascolta-inginocchiati-prega! La pubblicità! Non produciamo più niente, non serviamo più a niente. È tutto automatizzato, che cazzo ci stiamo a fare allora? Siamo dei consumatori, Jim! Ah... ok, ok, compri un sacco di roba da bravo cittadino. Però se non la compri che succede? Se non la compri che cosa sei, ti chiedo! Che cosa. Un malato! Mentale. È un fatto Jim, un fatto. [il tono degenera] Se non compri la carta igienica, una macchina nuova, un frullatore computerizzato, un attrezzo elettrico per orgasmi multipli, un impianto stereo con le cuffie che ti spappolano il cervello, cacciaviti con impianti radar miniaturizzati-incorporati, computer ad attivazione vocale...
[James si tocca una gamba] Kathryn Railly: Cos'hai alla gamba? Ti fa male?
James Cole: Mi hanno sparato.
Kathryn Railly: Sparato! Chi ti ha sparato?
James Cole: Non lo so. Durante una guerra. Non importa, tanto non mi credi.
[James afferra l'albergatore per il foulard che porta al collo] James Cole: Non è una pupa adorata! È un dottore, è la mia psichiatra. Hai capito?
[James si allontana] Albergatore: Certo, se questo te lo fa diventare duro...

giovedì 13 marzo 2014

Chi si ferma è perduto, chi rallenta rimane indietro; c'est la vie. C'è solo un modo per stare al passo, andare a tutto, sempre e comunque.

L’ANTISTELLA di Michael Finkel National Geographic Marzo 2014

Ma tutto ciò è nulla se se confrontato con gli ultimi istanti di una stella di massa 20 volte superiore a quella del sole. Se si facesse esplodere una bomba come quella sganciata su Hiroshima ogni millisecondo per l’intera storia dell’universo, l’energia liberata sarebbe ancora inferiore a quella che si genera nelle ultime fasi del collasso di una stella gigante. Il nucleo stellare precipita su se stesso. La temperatura arriva a 55 miliardi di gradi. La forza bruta della gravità è implacabile: masse di ferro più grandi dell’Everest vengono compattate quasi istantaneamente a granelli di sabbia. Gli atomi sono scissi in elettroni, protoni, neutroni, particelle che vengono al loro volta scomposte in quark, leptoni e gluoni. E così via, a scale dimensionali sempre più minuscole e densità sempre maggiori, fino a che…
Nessuno lo sa. Quando si tenta di spiegare un fenomeno di portata così enorme, le due principali teorie che descrivono il funzionamento dell’universo – la relatività generale e la meccanica quantistica- non funzionano più.  Vanno in tilt.

Un buco nero è un luogo totalmente separato dal resto dell’universo . La linea di demarcazione tra interno ed esterno è chiamata”orizzonte degli eventi” e tutto ciò che attraversa quell’orizzonte-stella, pianeta, essere umano- è perduto per sempre.

E’ importante chiarire un paio di punti riguardo ai buchi neri. Innanzitutto l’attrazione gravitazionale di un buco nero non è più potente di quella di qualsiasi altra stella di pari massa; l’aspetto straordinario è che gli effetti gravitazionali che esso genera si estendono su un raggio estremamente ampio rispetto alle sue dimensioni. Se all’improvviso il sole si trasformasse in un buco nero la sua massa resterebbe invariata, ma il  diametro passerebbe da 1.392.000 chilometri circa a meno di 6,5 chilometri. La terra piomberebbe nel gelo e nell’oscurità, ma continuerebbe a percorrere la sua orbita intorno al sole-buco nero, dato che quest’ultimo eserciterebbe sul nostro pianeta la medesima attrazione di gravità del Sole reale.  Perciò, la fantascientifica idea che un buco nero possa risucchiarci tutti è priva di fondamento.

Come dimostrò per la prima volta Einstein, il tempio è influenzato dalla gravità. Gli orologi a bordo dei satelliti per il posizionamento globale, per esempio, devono essere impostati in modo che ritardino leggermente rispetto a quelli sulla superficie terrestre; il caso contrario, il vostro GPS sarebbe impreciso.

Se raggiungeste con un veicolo spaziale  Sgr A*, arrivando molto vicini all’orizzonte degli eventi  senza attraversarlo, a ogni minuto trascorso nei pressi del buco nero corrisponderebbero 1000 anni sulla terra. Per quanto sia difficile crederlo, la gravità ha la meglio sul tempo. E se invece attraversaste l’orizzonte degli eventi cosa accadrebbe? Agli occhi di un osservatore esterno non cadreste nel buco nero, ma rimarreste bloccati in corrispondenza del suo limite per un tempo infinito. In realtà, tecnicamente, non proprio infinito . Nulla dura per sempre, neppure  i buche neri. Il fisico inglese Stephne Hawkimg ha dimostrato che  i buchi neri emettono radiazione e che, in un arco di tempo estremamente lungo, finiscono per  evaporare del tutto.

Nel centro di un buco nero vi è un enigma la cosiddetta singolarità. Capire la natura della singolarità sarebbe uno dei massimi trionfi scientifici di tutti i tempi. Prima però  occorrerebbe inventare una nuova teoria, in grado di andare oltre la relatività generale di Einstein e la meccanica quantistica, due valide approssimazioni della realtà che però non possono essere applicate a un ambiente estremo come l’interno di un buco nero.

Secondo la grande maggioranza dei fisici, i buchi neri esistono, ma sono del tutto impenetrabili. E non sapremo mai che cosa si cela in una singolarità. Ma nel mondo scientifico c’è anche chi la pensa in maniera diversa. Negli ultimi anni sta ottenendo un certo consenso tra i fisici teorici l’idea che non esista soltanto il nostro universo, e che vivremmo piuttosto in un cosiddetto multi-verso : un vasto insieme di universi, ognuno dei quali può essere immaginato come una bolla distinta in una realtà simile a un pezzo di gruviera. Sebbene tutto ciò sia estremamente speculativo, è possibile che , per generare un nuovo universo , sia necessario prendere materia da un universo esistente, ridurla a componenti elementari e segregarla totalmente. Vi sono familiare? Dopo tutto, sappiamo che cosa è accaduto ad almeno una singolarità. Il nostro universo ebbe origine 13,8 miliardi di anni fa, in un colossale evento noto come big bang. Nell’istante precedente esisteva solo un punto infinitamente piccolo e incredibilmente denso: una singolarità.  Forse potremmo paragonare il multi verso  a una quercia: di tanto in tanto una ghinda caduta trova il terreno ideale e germoglia. La stessa cosa potrebbe accadere ad una singolarità, seme di un nuovo universo.

giovedì 6 marzo 2014

La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth-Racconto

Una sera di primavera dell’anno 1934 un signore di età matura scese gli scalini di pietra che da uno dei ponti della Senna conducono alle rive del fiume. Là sono soliti dormire, o meglio accamparsi,  i vagabondi di Parigi, cosa nota quasi a tutti, ma che pur merita ricordare in questa occasione.

Ovviamente duecento franchi sono meglio di venti, ma sono un uomo di parola. Sembra che lei non riesca neanche a vedermi".

"Ecco quel che sono veramente: cattivo, sbronzo, ma in gamba"

Ordinò un pernod con la sicurezza di chi sa di avere del denaro in tasca, e lo bevve con la sicurezza di uno che già ne ha bevuti molti nella sua vita. Ne bevve ancora un altro e un terzo, aggiungendo sempre meno acqua nel suo bicchiere.

La notte si apriva dinnanzi a loro come un deserto troppo luminoso. E non sapevano più cosa farsene l’uno dell’altro, dopo aver con leggerezza dissipato l’esperienza essenziale che è data a un uomo e a una donna. Così decisero per quella che è la risorsa degli uomini del nostro tempo quando non sanno che cosa fare: andare al cinema.

A questo punto Andreas esclama:”Vedi! E’ un segno di Dio. Ora attraverso la piazza e pago finalmente il mio debito!”
“Ma hai ancora tempo per farlo fino a che termina la messa” replicò Woitech. “ Che bisogna hai della messa? Tanto durante la messa non puoi restituire il denaro. Dopo andrai in sagrestia,e nel frattempo beviamo!”

Il nostro povero Andreas viene portato dunque in sagrestia, e purtroppo non riesce più a parlare, fa solo un gesto come per toccarsi nella tasca sinistra interna della giacca, dove è il denaro che deve alla piccola creditrice, e dice “Signorina Teresa!”, dà il suo ultimo sospiro e muore.
Conceda Dio a tutti noi, a noi bevitori, una morte così lieve e bella!

martedì 4 marzo 2014

Angelo del Boca “Italiani, brava gente?”

Angelo del Boca “Italiani, brava gente?”

Saggio STORICO

CAP.1 FARE GLI ITALIANI

Gli italiani, nel loro insieme, non hanno mai goduto, negli ultimi tre secoli, di molta reputazione. Non c’era viaggiatore straniero che percorresse, per diletto o affari la penisola, che non esprimesse, in diari o lettere ai congiunti, giudizi sugli italiani tutt’altro che lusinghieri. Ma anche gli osservatori nostrani, appartenenti alle classi colte, non erano da meno nel rilevare vizi e difetti dei loro concittadini. Si passava da valutazioni argute a sentenze senza appello. Da osservazioni ironiche a congetture pseudoscientifiche. Non mancavano infine, i casi di autoflagellazione. Per fare qualche esempio, gli italiani erano definiti, tout court, pigri, scansafatiche, indifferenti. E inoltre ignoranti, creduloni, baciapile, papisti. E ancora: inaffidabili, voltagabbana, servili, imbelli. E anche insensibili a tutti gli ammonimenti, a tutti gli insulti, persino alle pedate. E si potrebbe continuare. Pag 11

Montesquie Rincarava la dose: Una pubblica simonia regna oggi a Roma. Non si è mai visto, nel governo della chiesa, regnare il delitto così apertamente. Uomini vili sono preposti da ogni parte alle cariche. Ed il papato, da parte sua, non si cura affatto di ciò che può accadere. Da come vanno le cose, è impossibile che sia eletto papa un uomo di merito. Pag17

Per Leopardi del suo tempo erano crudeli, insensibili, indifferenti, incapaci di veri costumi. “Le classi superiori d’Italia” precisava “ sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni . Il popolaccio italiano è il più cinico dei popolacci. Inoltre “ in fatto di scienze filosofica e cognizione matura e profonda dell’uomo e del mondo “ l’Italia era “ incomparibilmente inferiore alla Francia, all’Inghilterra, alla Germania”. Ma c’era di peggio: la vita degli italiani era “senza prospettive di miglior sorte futura, senza occupazione, senza scopo, e ristretta solo al presente”. L’italia infine, non conosceva altre manifestazioni di vita collettiva all’infuori del passeggio, della messa e delle feste sacre e profane. Pag 24

Mussolini, come è noto , non teneva in grande considerazione la massa. Nella celebre intervista nel 1932 concessa a Emil Ludwig non esitava a sostenere: “ la massa per me non è altro che un gregge di pecore, finchè non  è organizzata. Non sono affatto contro di essa, soltanto nego  che essa possa governarsi da sé. Ma se la si conduce, bisogna reggerla con due redini: entusiasmo e interesse”. Nessuna stima, dunque, per la massa informe. Pag42

Il giudizio di Mussolini sugli italiani, dunque era severissimo, senza appello. Alla vigilia della guerra, perfettamente informato sullo spirito pacifista della propria gente dichiarava :” la razza italiana è una razza di pecore, non bastano diciotto anni, per trasformarla, ce ne vogliono 180 o forse 180 secoli”.  Pag 45

Giustamente fa osservare Fabrizio Battistelli che “ più dell’innata incapacità militare degli italiani, gli insuccessi bellici appaiono determinati dalla inettitudine delle classi dirigenti”.

Ancora oggi a centoquarantacinque anni dall’unità del paese, questa è messa in pericolo da manovre secessioniste e da grottesche invenzioni come la Padania. Ancora oggi ci sembra di attualità il giudizio espresso nel 1894 da un piemontese a Bazin :” noi siamo un paese troppo lungo, signore. Giammai la testa e la coda si toccheranno. E se li si forza, la testa morderà la coda” pag46

Il mito degli “italiani brava gente” è , come abbiamo già detto , una leggenda intramontabile. Per fare un esempio l’Italia ha inviato in Iraq nel 2003 un corpo di spedizione denominato Antica Babilonia, modestamente armato e con scarsa conoscenza della situazione.
Ma i promotori dell’impresa  facevano assegnamento sul fatto che tanto gli alleati quanto gli avversari avrebbero riconosciuto al soldato italiano lo status di privilegiato del “buono italiano”. E quando, invece, i guerriglieri di Abu Omar al-Kurdi mettevano a segno a Nassiriya un violentissimo attacco contro il contingente italiano, che causava 21 morti, l’episodio suscitava più sorpresa che disapprovazione, come se  i guerriglieri di al-Kurdi avessero infranto in patto non scritto ma sottointeso.
Dietro questo paravento protettivo di ostentato e falso buonismo, si sono consumati, negli ultimi centocinquant’anni, in  Italia e nelle colonie, i peggiori crimini. Si pensi ai 100.000 libici uccisi tra il 1911 e il 1932 in aspri combattimenti o nell’inferno dei  campi di concentramento. Ai tre giorni di sangue ad Adis Abeba dopo l’attentato a Graziani nel febbraio 1937. Ai 2000 preti e diaconi assassinati nella città conventuale di Debrà Libanòs, per il semplice sospetto che fossero implicati nella congiura contro Graziani. Alle bonifiche praticate nei  Balcani. Nei prossimi capitoli esamineremo gli episodi più crudeli, cominciando con la guerra al brigantaggio, il peggior esordio che l’Italia appena unificata potesse attendersi.  Pag49

CAP.2  GUERRA Al BRIGANTAGGIO

Per reprimere questi moti, che ponevano in grosse difficoltà il governo di Torino, già sconvolto per la repentina morte di Cavour, veniva sostituito il comandante del 6°corpo d’armata il generale Giovanni Durando, con il generale Enrico Cialdini, il conquistatore di Gaeta e forse il militare più famoso dell’esercito piemontese. Subito dopo il cambio, i soldati impiegati nel sud salivano da 15000 a 50000 , e più tardi nel 1863, a 116000 pag57

Tre mesi dopo le stragi, il deputato della sinistra Giuseppe Ferrari raggiungeva, dopo un viaggio particolarmente difficoltoso, la località di Pontelandolfo. Di questo grosso paese di seimila abitanti, erano rimaste in piedi tre case. Pag62

Non crediamo infatti che Stanislao  Mancini, pronunciando alla camera, il 27 gennaio 1866, quella terribile minaccia:” Non mi costringete a fare delle rivelazioni, di cui l’Europa dovrebbe inorridire” , volesse soltanto coprire le stragi di POntelandolfo e Casalduni o il lager di Fenestrelle. Pag 68

CAP.3 L L’INFERNO DI NOCRA

Chi erano gli sventurati ospiti di Nocra? All’inizio soltanto criminali comuni. Poi dal 1889, anche politici, ossia i capi e gregari di tribù che non accettavano la dominazione italiana, ma anche spie o presunte tali, collaboratori infedeli, agitatori,, maghi e indovini che predicavano la fine della presenza degli italiani. Nel 1892, con Oreste Baratieri governatore militare e civile della colonia, il carcere di Nocra raggiunse con un migliaio di detenuti il massimo della capienza. Pag81

CAP 4. IN CINA CONTRO I BOXER

Inutilmente nella tornata del 6 luglio, il deputato repubblicano Napoleone Colajanni, ben noto per la sua dirittura morale e per aver denunciato lo scandalo della Banca Romana, si era rivolto ai banchi del governo con frasi provocatorie “Che direste voi, se uno straniero domani esclamasse: “ Mi piace il porto di Messina” e se lo prendesse? E poi facesse altrettanto con Napoli? Gli europei hanno operato così in Cina!”

CAP5. SCIARA  SCIARAT- STRAGI E DEPORTAZIONI

 Da allora come vedremo, le forche fiorirono ovunque in Libia, come gramigne inestirpabili, e suggeriranno a  Scalarini quei tremendi disegni satirici che inchiodavano Giolitti e compagni alle loro responsabilità. Tuttavia il peggio doveva ancora venire. Non erano bastati i 4000 morti nella caccia all’arabo traditore per le vie di Tripoli. Non erano bastate le impiccagioni collettive nella piazza del pane…pag114

Così finiva nel sangue e nella vergogna il primo tentativo di occupare la Libia. Era durato quattro anni. Per raggiungere l’occupazione integrale della quarta sponda sarebbero occorsi altri 17 anni e l’annientamento in combattimento e nei campi di sterminio, di un ottavo della popolazione libica. Pag123

CAP6. LE COLPE DI CADORNA

La verità è che il piano Cadorna era interamente sbagliato e averlo riproposto per 11 volte era semplicemente delittuoso. Pag138

Come ha lodevolmente rivelato Giovanna Procacci, la morte in massa dei soldati prigionieri fu provocata ed in larga parte voluta, dal governo italiano, e soprattutto dal comando supremo. Cosicché l’Italia trasformò il problema dei prigionieri di guerra, che tutti i governi belligeranti dovettero affrontate con urgenza, in un vero e proprio caso di sterminio collettivo.
Il rifiuto dello stato italiano di provvedere direttamente, come facevano gli altri paesi in guerra, all’invio di soccorsi (cibo e vestiario) ai soldati detenuti nei campi di concentramento austriaci, nasceva dal preciso intento di distogliere i soldati al fronte da ogni tentativo di resa. Pag141

CAP7.GLI SCHIAVI DELL’UEBI SCEBELI

Come ha osservato Mario Giovana, più che una guerra tradizionale si trattava di una riedizione coloniale delle spedizioni punitive dello squadrismo delle origini. In altre parole azioni terroristiche a sorpresa e, come sempre, dieci contro uno. Pag157

CAP8. SOLUCH COME AUSCHWITZ

Mentre il quadrumviro Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon ripuliva il nord della somalia dai ribelli e ingaggiava un pugno di squadristi per liquidare un santone ostile, ricompensandoli consentendo loro di praticare la più abbietta schiavitù, in Libia si consolidava la fama di un giovane colonnello, Rodolfo Graziani, destinato a diventare il più celebrato (e odiato) tra gli ufficiali coloniali.pag171

Cinque giorni dopo aver scritto questa lettera, che avrebbe provocato la deportazione di 100000 libici, Badoglio, si incontrava con Graziani e insieme concertavano le modalità per effettuare l’operazione, che non ha precedenti nella storia dell’Africa moderna. Badoglio e Graziani però non erano i soli responsabili di questa infamia. Il ministro delle colonie De Bono sollecitava da tempo tale misura estrema e non ci risulta che Mussolini abbia avuto qualche scrupolo nell’approvarla. pag183

L’ultimo insulto a Omar al-Mukhtar veniva compiuto in tempi recenti, con la proibizione di proiettare in Italia il film il leone del deserto.
Il lungo ostracismo contro il film di Akkad si inserisce in una più vasta e subdola campagna di mistificazione e di disinformazione, che tende a conservare alla nostra recente storia coloniale, una visione romantica, mitica, radiosa. Cioè falsa. Pag189

CAP.9 UNA PIOGGIA DI IPRITE
Ma questo Mussolini è ben noto in Africa , dovunque i suoi ordini hanno significato violenze e stermini: da Gebel cirenaico alle montagne lunari della Migiurtinia, dalle strade di Addis Abeba alla città conventuale di Debra Libanos. Se l’Africa avesse potuto pretendere una propria Norimberga, se avesse avuto tanta forza da poter istruire processi per i delitti di lesa Africa, questo Mussolini africano non si sarebbe salvato.pag200

E’ lui che concede il permesso di utilizzare le armi proibite dalla convenzione di Ginevra, i micidiali gas tossici. Pag201

A Mussolini non interessava tanto vincere la guerra quanto sterminare gli avversari, per questo si accaniva contro le popolazioni inermi consentendo che venissero ipritate e con esse il bestiame, i raccolti, i fiumi , i laghi. Pag206

CAP.10 DEBRA’ LIBANOS: UNA SOLUZIONE FINALE

Dopo aver esercitato la propria vendetta sulla nobiltà amhara, sugli esponenti di spicco dell’intellighenzia etiopica, sui cadetti della scuola militare di Oletta, sulla folla anonima e misrabile di indovini, cantastorie, stregoni ed eremiti, nell’ultima decade di maggio Graziani prendeva come bersaglio il clero cristiano-copto e , in modo particolare, la città conventuale di Debrà Libanòs.pag225

Poiché Graziani aveva assicurato al ministro delle colonie Lessona che “ le esecuzioni disposte in conseguenza del citato attentato saranno effettuate in luoghi isolati e che nessuno-ribadisco- nessuno può esserne testimone” pag227

Il degiac veniva in realtà decapitato, e la sua testa, infilzata su di una picca, veniva esposta nella piazza del mercato di Socotà e poi in quella di Quoram. Pag231

CAP.11 SLOVENIA UN TENTATIVO DI BONIFICA ETNICA

Anche se la presenza dell’Italia fascista nei Balcani ha superato di poco i due anni, i crimini commessi dalle truppe di occupazione sono stati sicuramente, per numero e ferocia, superiori a quelli consumati in Libia e in Etiopia. Anche perché, nei Balcani, a fare il lavoro sporco, non c’erano i battaglioni amhra-eritrei e gli eviratori  galla della banda di Mohamed Sultan. Nei balcani, il lavoro  sporco, lo hanno fatto interamente gli italiani, seguendo precise direttive dei più beni nomi del Gotha dell’esercito: i genrali Mario Roatta, Mario Robotti, Gastone Gambara, Taddeo Orlando, Alessandro Maccario, Vittorio Ruggero, Guido Cerruti, Carlo  Ghe…pag242

In altre paolre , più di 50000 Sloveni o persero la vita o subirono gravissime offese da parte delle truppe di occupazione , nell’arco di appena due anni pag243

Avendo assunto la deprecabile decisione di non consegnare a paesi stranieri gli italiani colpevoli di crimini di guerra, Roma rinunciava anche, salvo per un pugno di personaggi, a chiedere alla Germania la consegna dei nazisti che si erano macchiati in Italia, tra il 1943 ed il 1945 , di un numero infinito di stragi. Pag254

CAP.13 TUTTI RICCHI, TUTTI FELICI, TUTTI ANTICOMUNISTI

Anche se incompleto, il quadro che presentiamo dei crimini di guerra compiuti dagli italiani negli ultimi centocinquattr’anni ci sembra tuttavia sufficiente per poter formulare un severo giudizio di condanna. Ciò non vuol dire che gli italiani guidino la classifica delle imprese delittuose. Essi sono però alla pari- certamente secondi ai nazisti- degli altri popoli che, nello stesso periodo di tempo, hanno promosso campagna coloniali  e hanno preso parte agli ultimi conflitti mondiali. Gli italiani però , si differenziano nettamente dagli altri popoli per il continuo ricorso a uno strumento auto consolatorio, il mito degli italiani brava gente , che ha coperto, e continua a coprire tante infamie.pag306


lunedì 24 febbraio 2014

Il mondo è sopravvissuto a tutti quelli che volevano salvarlo.

Il Vecchio ed il Mare di Ernest Hemingway



Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni che non prendeva un pesce.

Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l’amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna. Alcuni fra i pescatori più giovani, di quelli che usavano gavitelli come galleggianti per le lenze  e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di el mar al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvage era perché non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna, pensò.

Parlavano di notte o quando erano bloccati dalle burrasche. Era considerato una virtù non parlare se non in caso di necessità , sul mare, e il vecchio l’aveva considerata tale e l’aveva rispettata.

Quando c’era una burrasca se ne vedono i segni nel cielo giorni e giorni prima, quando si è in mare. A terra non si vedono perché non si sa cosa guardare pensò. E poi la terra deve rendere diversa la forma delle nuvole. Ma ora non c’è burrasca in vista.

“Però lo ucciderò” disse “in tutta la sua grandezza e il suo splendore”. Anche se è ingiusto, pensò. Ma gli farò vedere che cosa sa fare un uomo e che cosa sopporta un uomo.
“Ho detto al ragazzo che sono un vecchio strano” disse. “E’ questo il momento di dimostrarglielo”.
Le mille volte che già lo aveva dimostrato non avevano importanza. Ora lo stava dimostrando di nuovo. Ogni volta era una volta nuova,e non pensava mai al passato, quando la faceva.

“Ma l’uomo non è fatto per la sconfitta”disse. “L’uomo può essere ucciso, ma non sconfitto”. Però mi dispiace di aver ucciso questo pesce, pensò.

Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai. “Mi dai un po’ troppi buoni consigli” disse ad alta voce. “Mi hai seccato”.

E’ facile quando si è battuti, pensò. Non avevo mai provato com’è facile. E che cos’è stato batterti, pensò. “Niente” disse ad alta voce. “ Sono andato troppo al largo”.

 “L’oceano è molto grande , e una braca è piccola e difficile da vedere.” Disse il vecchio. Si accorse di com’era piacevole avere qualcuno con cui parlare invece di parlare soltanto a se stesso e al mare “ mi sei mancato “ disse”Che cosa hai preso?”

“Sarà tutto in ordine” disse il ragazzo. “tu mettiti a posto le mani, vecchio.”
“So come curarle. Questa notte ho sputato una cosa strana e ho sentito che mi si è rotto qualcosa nel petto”
“Mettiti a posto anche quello” disse il ragazzo.

“Che cos’è?” chiese al cameriere , indicando la lunga colonna vertebrale del grande pesce, ormai spazzatura che aspettava di essere portata via dalla corrente.
“Tiburon” disse il cameriere. “Pescecane”. Voleva spiegare cos’ era successo.
“Non sapevo che i pescecani avessero la coda così bella, così ben fatta”
“Neanch’io” rispose il suo compagno.
In cima alla strada,nella campagna il vecchio, si era addormentato. Dormiva ancora bocconi e il ragazzo gli sedeva accanto e lo guardava. Il vecchio sognava i leoni.


"..scommetto che non l'avete mai letto. Ma sapete cos'è un classico, vero? Un libro che tutti citano e nessuno legge." Hemingway