Oggi si vota in Grecia. Questo sarà noto ai più. Meno chiaro, invece, è cosa sia successo prima, perché e quale rapporto hanno quegli eventi con noi. Cominceremo da quest’ultimo tema: esattamente come fu per il golpe dei colonnelli nel 1967, Atene è stata un laboratorio. In questo caso, la cavia su cui sono state testate le spericolate teorie darwiniste che informano l’Unione europea. Solo dopo è toccato a Portogallo, Irlanda e Spagna, tutti paesi beneficiati dagli “aiuti” comunitari e dalle visite – in varie forme – dei ragazzi della Troika. La Grecia è un campanello d’allarme per l’Italia, per questo è utile ricostruire cosa è successo e quanto la realtà sia stata diversa dal racconto che se n’è fatto.
COME TUTTO È INIZIATO. Tra 2007 e 2008, con la crisi dei sub-prime negli Usa anche le banche europee – quelle del Nord in particolare – si ritrovano in cattive acque e cominciano a rientrare dei crediti esigibili. In Europa significa che le economie dei paesi periferici – poi detti Pigs – vengono messe sotto pressione: l’afflusso di capitali privati in quei paesi negli anni dell’euro (grazie all’assenza di rischio di cambio) era stato enorme e ora i creditori li rivogliono indietro. Le tensioni finiscono per scaricarsi sui conti pubblici perché si decide che siano i soldi di tutti a garantire quelli delle banche: il nemico pubblico numero uno diventano i debiti pubblici e dovunque si parla di “crisi dei debiti sovrani” (curioso in paesi come Spagna o Irlanda, dove nel 2007 il debito era rispettivamente al 36 e al 25% del Pil). Cos’era esploso invece? Il debito privato. Così il vicepresidente della Bce Vitor Constancio nel maggio 2013: “Contrariamente al livello del debito pubblico complessivo, quellodel debito privato è aumentato nei primi 7 anni dell’euro del 27%. L’aumento è stato particolarmente pronunciato in Grecia (217%), Irlanda (101%), Spagna (75,2%), e Portogallo (49%), tutti paesi che sono stati fortemente sotto pressionedurante la recente crisi. La rapida crescita del debito pubblico, viceversa, è iniziata solo dopo la crisi finanziaria”.
IL LABORATORIO GRECIA. I fatti. Ad aprile 2010 il debito pubblico greco è ormai classificato “spazzatura” dalle agenzie di rating: la Germania aveva nel frattempo fatto sapere che i debiti dei singoli paesi dell’Eurozona non sonogarantiti dalla Bce. È a quel punto che arriva la Troika con la sua borsa: promette un prestito da 110 miliardi, poi divenuti oltre 300 negli anni. Piccola notazione: i soldi non sono gratis – e nemmeno prestati all’1% come la Bce fece coi mille miliardi dati alle banche – ma concessi all’interesse del 5,5%. In cambio la Troika ha preteso tagli strutturali per 30 miliardi di euro. Per capirci: il Pil greco ammonta a 180 miliardi, quindi è come se all’Italia chiedessero una manovra da 250 miliardi. Atene procede a rilento, ma comunque ha già licenziato 8.500 statali e altri 6.500 sono quasi fuori dalla porta. La tv pubblica è stata chiusa dalla sera alla mattina, la rete degli ambulatori specialistici pure, scuola, università e ospedali sono stati falcidiati. L’ultimo Memorandum, primavera 2014, ha imposto alla Grecia di vendere pure le spiagge (110 per la precisione) e un piano di privatizzazioni capillari da qui al 2020. Più altre cosette, tipo regole pastorizzazione in un senso gradito alle multinazionali straniere.
I RISULTATI DELL’AUSTERITÀ. Diciamo che gli esiti non sono brillanti. Il reddito disponibile delle famiglie dal 2009 è diminuito del 40%, gli stipendi del 34%, servizi e benefit sociali del 26%. La disoccupazione era al 9% nel 2009 e ora supera il 27%, il Pil s’è ridotto di un quarto, la produzione industriale di oltre il 30%. Pure i conti pubblici, ovviamente, non migliorano: il rapporto deficit-Pil nel 2013 era al 12,7%, il debito pubblico al 175% (dal 129% del 2009). Perché succede questo? Il motivo è semplice e lo spiega sempre Constancio : oltre ai soldi per non far fallire le banche, “il rapido incremento dei livelli di debito pubblico deriva dal collasso delle entrate fiscali e dalle spese sociali, che sono aumentate durante la recessione, quando sono stati attivati gli stabilizzatori automatici (cassa integrazione e simili, ndr)”.
Quindi l’austerità non ha funzionato? Al contrario, ha funzionato benissimo garantendo ai creditori privati della Grecia di rientrare dei loro soldi: come mostra un illuminante grafico elaborato da Alberto Bagnai per il suo blog ( goofynomics.blogspot.it ), l’esposizione degli istituti tedeschi, francesi e olandesi in attività greche si misurava in centinaia di miliardi di dollari all’inizio del 2008 e ora è stata sostanzialmente azzerata.
COME CI SONO RIUSCITI? Un’operazione così vasta e duratura che solo ora comincia a mostrare le prime crepe ha bisogno di un apparato ideologico solido che la giustifichi. Ovviamente l’ha avuto: la colpa è dello stato e delle mani rapaci della politica. Il racconto della crisi non ha dovuto che seguire questo assunto iniziale con un addendo morale: colpevolizzare i debitori. Per riuscirci, a volte è bastato usare fatti veri piegandoli al corso del racconto, altre volte si sono inventate vere e proprie balle. Alcune tra queste le elencò puntigliosamente sul Fatto Quotidiano, già nell’agosto 2011, Vladimiro Giacchè: “I greci lavorano troppo poco: prima della crisi i greci lavoravano in media 44,3 ore alla settimana, la media Ue è di 41,7 ore”; “i greci sono sempre in vacanza: i lavoratori greci hanno 23 giorni di vacanza all’anno, i tedeschi 30”; “i greci hanno stipendi troppo elevati:il livello salariale medio in Grecia è pari al 73% della zona euro”; “i greci hanno sono tutti baby-pensionati: i lavoratori maschi vanno in pensione in media all’età di 61,9 anni, in Germania a 61,5 anni”; “in Grecia c’è un’eccessiva presenza dello Stato nell’economia: tra il 2000 e il 2006 il rapporto tra spesa pubblica e Pil era sceso dal 47% al 43% e si era sempre mantenuto al di sotto del livello tedesco” (e anche il numero dei dipendenti pubblici sul totale degli occupati era nella media Ue). Non solo, e qui la fonte è ancora Bagnai, la produttività del lavoro in Grecia tra il 1999 e il 2007 cresceva a ritmi sostenuti, superiori a quelli tedeschi.
Niente di nuovo sotto il sole: “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato” (George Orwell).
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domenica 25 gennaio 2015
giovedì 1 gennaio 2015
Filosofi Greci-Da Storica n.71
Teoria delle idee Platone: il mondo sensibile,corruttibile e in divenire è copia di quello ideale, immateriale e immutabile, che si configura pertanto come la realtà vera.
Gli Epicurei cercarono la tranquillità: un rifugio nel quale il filosofo potesse godere dei piaceri semplici e quotidiani,osservando a distanza il turbolento agitarsi dell'esistenza umana.
Morte di Epicuro. I dolori della vescica e delle viscere erano tali da non poter essere maggiori:eppure a tutte queste cose si opponeva la gioia dell'anima per il ricordo dei nostri passati discorsi filosofici. Sul letto di morte, Epicuro lottó contro la sofferenza causatagli da calcoli,andando con la memoria ai giorni felici trascorsi a filosofare con gli amici: l'amicizia, al pari della ricerca della verità, é un elemento essenziale per raggiungere la felicità.
Morte di Epicuro. I dolori della vescica e delle viscere erano tali da non poter essere maggiori:eppure a tutte queste cose si opponeva la gioia dell'anima per il ricordo dei nostri passati discorsi filosofici. Sul letto di morte, Epicuro lottó contro la sofferenza causatagli da calcoli,andando con la memoria ai giorni felici trascorsi a filosofare con gli amici: l'amicizia, al pari della ricerca della verità, é un elemento essenziale per raggiungere la felicità.
Socrate .." come non bello di aspetto, sempre intento a osservare inquisitivo gli ateniesi con i suoi occhi sporgenti,assediandoli con eterne domande"
La risata rende saggi.
Alessandro Magno,avvicinandosi una volta al filosofo che si trovava disteso a prendere il sole,l'avrebbe invitato a esprimere un desiderio: per tutta risposta, Diogene gli avrebbe chiesto di spostarsi,per non fargli ombra; Alessandro se ne sarebbe andato tra le risa dei compagni, commentando "Se non fossi Alessandro ,vorrei essere Diogene".
"Come puoi sapere con quale spina ti sei punta quando cammini in um campo di spine?"
"Come puoi sapere con quale spina ti sei punta quando cammini in um campo di spine?"
Non esiste intelligenza umana che non sia annebbiata dalla passione per una donna
martedì 30 dicembre 2014
Il caos è bello perchè dà all'ordine un senso....
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giovedì 27 novembre 2014
Il nichilismo passivo e attivo in F. Nietzsche
Il nichilismo passivo e attivo in F. Nietzsche
"..Nietzsche non ama Rousseau, perché Nietzsche dice una cosa, a mio avviso anche molto intelligente. Che oramai noi siamo così impregnati di civiltà che non riusciremmo a tornare a animali. Se l'uomo decade diventa peggio dell'animale; perché non ha neanche più la forza istintuale dell'animale. Allora cosa consiste questo nichilismo attivo, nell'esperimentare nuovi valori, nuovi tipi di uomini..Se si dice a Nietzsche, per banalizzare ma per essere chiari, come deve essere fatto il sopra-uomo? Nietzsche vi risponde non lo so..."
Giametta: il moralista e il filosofo per Nietzsche.
Giametta: il moralista e il filosofo per Nietzsche.
“Nietzsche si è interrogato sul valore della conoscenza. Che valore ha la conoscenza? Conosce l’uomo la realtà o l’uomo si illude di conoscere la realtà. Da che cosa è condizionata la conoscenza umana? e purtroppo, la conclusione a cui la sua ricerca morale ha messo capo è una conclusione terribile, ciò che l’uomo non conosce veramente la realtà. Perché secondo Nietzsche la realtà non esiste proprio, una realtà, una verità. L’uomo conosce, quello che gli serve per vivere in base a una prospettiva, alla prospettiva che lui ha come ogni essere vivente. Ora la prospettiva, è comunque una infinita restrizione, di quello che noi chiamiamo realtà, insomma, è una abbreviazione delle cose. Ed è una abbreviazione in base all'istinto di sopravvivenza.”
“Nietzsche si è interrogato sul valore della conoscenza. Che valore ha la conoscenza? Conosce l’uomo la realtà o l’uomo si illude di conoscere la realtà. Da che cosa è condizionata la conoscenza umana? e purtroppo, la conclusione a cui la sua ricerca morale ha messo capo è una conclusione terribile, ciò che l’uomo non conosce veramente la realtà. Perché secondo Nietzsche la realtà non esiste proprio, una realtà, una verità. L’uomo conosce, quello che gli serve per vivere in base a una prospettiva, alla prospettiva che lui ha come ogni essere vivente. Ora la prospettiva, è comunque una infinita restrizione, di quello che noi chiamiamo realtà, insomma, è una abbreviazione delle cose. Ed è una abbreviazione in base all'istinto di sopravvivenza.”
domenica 29 settembre 2013
McKinsey, la scuola di Passera, Profumo e Scaroni che ha influenzato il capitalismo mondiale di Alberto Mucci dal Fatto Quotidiano
In un articolo su Rolling Stone diventato ormai un classico del giornalismo, Matt Taibbi ha descritto la banca d’investimento americana Goldman Sachs come un calamaro vampiro avvolto sulla faccia dell’umanità che affonda i suoi tentacoli in tutto quello che odora di soldi. Se Taibbi leggesse The Firm, il nuovo libro del giornalista americano Duff McDonald su McKinsey, la più grande e influente società di consulenza al mondo, forse la descriverebbe allo stesso modo.
Per capire l’influenza del colosso con base a New York, in America come sul resto del mondo, basta guardare ai curriculum di alcuni dei nostri più importanti dirigenti. McKinsey è stata la palestra di Alessandro Profumo, ex amministratore delegato di Unicredit e attuale presidente del Monte dei Paschi di Siena, Corrado Passera, ex amministratore delegato di Banca Intesa ed ex ministro dello Sviluppo Economico del governo Monti, Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, Roberto Nicastro, attuale direttore generale di Unicredit e Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dello dell’Istituto per le Opere Religione (Ior).
“McKinsey e’ stata semplicemente la protagonista più influente delle più importanti trasformazioni del capitalismo degli ultimi cento anni. Qualsiasi problema le società dovessero affrontare McKinsey era pronta con una soluzione”, sintetizza in una conversazione con ilfattoquotidiano.it McDonald. Dal ruolo centrale avuto nel perorare la virtù dell’efficienza all’interno delle aziende negli anni ’20, all’idea del gigantismo aziendale negli anni ’40 (il periodo del passaggio dalle piccole medie imprese ai colossi tramite il diffondersi di operazioni di fusioni e acquisizioni), all’attenzione almarketing negli anni ‘50, alle ristrutturazioni aziendali come strumento per la creazione di valore negli anni ‘70, all’abbraccio dell’Information Technology (IT) negli ‘80, alla spinta globalizzatricedegli anni ‘90, McKinesy e’ sempre stata lì: nel bene e nel male.
Il libro, ben scritto, informato e che ha fatto molto parlare di sé sui media attenti al mondo dell’economia e della finanza, illustra diversi episodi importanti per capire l’ethos di una delle aziende più rispettate a Wall Street così come nella City londinese. Per esempio, secondo The Firm è stato proprio il piano strategico aziendale proposto dalla società di consulenza di New York a trasformare quella che a inizio anni Ottanta era soltanto un medio istituto di credito come la North Carolina National Bank nel più grosso istituto di credito d’oltre Atlantico grazie all’acquisizione diBank of America nel 1998. Se non fosse stato per McKinsey, conferma nel libro Hugh McColl, allora Ceo dell’istituto di credito, non saremmo il colosso che siamo oggi.
Ma anche le storie di insuccesso non mancano. Tra le tante spicca quella del gigante energetico americano Enron, prima del crack di Lehman Brothers del 2008, tra i maggiori fallimenti della storia americana. Jeff Skilling, al tempo Ceo dell’azienda, ora in prigione, durante il suo mandato implementa a pieno la filosofia McKinsey: enfatizza l’importanza della visione strategica sopra la capacità di esecuzione, adotta un sistema di rotazione esasperato del personale per cui i dipendenti vengono cambiati con estrema frequenza, esaspera ancora prima di Wall Street (ma con la sua collaborazione) il concetto di leva finanziaria attraverso la costituzione di una miriade di scatole societarie costituite con il solo obiettivo di finanziarsi senza dover riconoscere il debito sui propri bilanci. La conseguenza? Una storia di potere e avidità finita in bancarotta fraudolenta e diventata addirittura un musical di successo. Ma non è tutto. Senza titubanze McDonald racconta che alla base del crescente e inaccettabile divario tra il salario dei Ceo di oggi e quello dei lavoratori medi (in America questo rapporto è ntorno a 345 a 1) c’è proprio la società di consulenza con base a New York.
Nel 1951 General Motors (GM), colosso automobilistico di Detroit, ingaggiò Arch Patton, tra i più famosi consulenti di McKinsey, per produrre una mappatura del cambiamento salariale avvenuto nel decennio precedete. Patton trovò che dal 1939 al 1950 la retribuzione del lavoratore dipendente medio era quasi raddoppiata mentre quello dei dirigenti era aumentato ‘soltanto’ del 35 per cento. L’Harvard Business Review pubblicò i risultati dell’analisi che in poco tempo arrivarono tra le mani dei dirigenti di tutte le maggiori aziende USA. Si fa spesso il nome di Goldman quando si parla degli “eccessi del capitalismo”, ma chi è critico verso un sistema che privilegia troppo la finanza, l’efficienza e in ultima analisi l’avidità rispetto a eguaglianza e solidarietà dovrebbe forse leggere The Firm e farsi un’idea di come lavora McKinsey.
lunedì 22 luglio 2013
I CAMERIERI NASCOSTI CHE SALVANO IL MONDO di Pietro Citati
Con una profondissima e dolorosa nostalgia, sognavano la Grande Madre, la terra: immaginavano che laggiù abitasse ogni perfezione, in primo luogo la felicità sconosciuta. Avrebbero voluto tornarvi. Così un giorno , un gruppo di esploratori salì su un astronave. Il viaggio fu lungo e difficile: finché scorsero dall’alto le coste della Gran Bretagna,le grandi città americane , le rovine di Roma, la lunghissima linea ininterrotta della grande muraglia.
L’astronave atterrò vicino a una città europea, e gli esploratori raggiunsero una grande piazza , dove si raccoglievano i terrestri. Gli esploratori non cedettero ai propri occhi . Gli antenati non erano maestosi e venerabili , come li avevano immaginati. Tutti sembravano ebbri: ridevano scioccamente, facevano discorsi sconnessi. Avevano sul volto un’espressione di vanità e di arroganza: parevano nutrire una smisurata considerazione di sé stessi; ognuno di loro pensava di essere un grande. Intanto nella città, tutto era disordine, confusione, caos. Due automobili stavano per scontrarsi, un autobus rischiava di precipitare in un fiume; e un treno di uscire dalle rotaie cadendo nel mare.
Non accadde nulla. Un attimo prima di scontrarsi o di precipitare, le automobili si arrestarono, gli autobus ritrovarono la strada , i treni tornarono a correre sulle rotaie. Gli esploratori non riuscivano a comprendere. Finchè uno di loro scese una scala strettissima , varcò una piccola porta e si trovò in una catina male illuminata, dove era riunito un gruppo di camerieri. Avevano i visi segnati dalla fatica , vestiti lisi, scrape sdrucite. L’esploratore li vide schiacciare bottoni, azionare meccanismi, muovere leve. Così all’improvviso , tutto tornava nell’ordine: i disastri venivano evitati, le automobili gli autobus e i treni riprendevano il cammino prestabilito.
Credo che l’ignoto narratore del romanzo di fantascienza avesse perfettamente immaginato, quaranta anni fa, la condizione nella quale vivono, oggi gli abitanti dei paesi occidentali.
***
Duecentocinquanta anni or sono, i rappresentanti dei tempi moderni accusarono il passato; tutta la storia era stata dominata, secondo loro, dell’imprecisione e dall’inesattezza; favole fantastiche chiamate religione, metafisica, filosofia, letteratura. I rappresentati dei tempi moderni proclamarono l’inizio di una nuova civiltà, fondata sulla scienza, la tecnica, la specializzazione, il progresso. Il tecnico moderno non aveva né pregiudizi né preconcetti: non permetteva che nessuna vaga idea generale influisse sul suo lavoro. Credeva soltanto come dice Musil, nella “agile, coraggiosa logica matematica, fredda e tagliente come un coltello”.Conosceva un oggetto solo: ma scendeva così profondamente nel particolare , da scoprirvi le grandi leggi dell’universo. Così, nel corso di poche generazioni, ogni materia venne affidata a una scienza o ad una tecnica specializzata.
Mi domando se, dopo duecentocinquant’anni, la cosiddetta civiltà della tecnica non stia per esaurirsi. Molti specialisti hanno perduto “l’agile, coraggiosa logica matematica, fredda e tagliente come un coltello”. Accettano sempre più volentieri gli idola generici del nostro tempo , diffusi dalla televisione, molto più fantastici della mitologia greca o ittita. Le macchine si vendicano: gli specialisti hanno attribuito alle macchine tutta la precisione e l’esattezza della propria mente; e adesso la loro mente non possiede più né precisione né esattezza. Quasi sempre lavorano pensando ad altro : non comprendono la propria materia; pasticciano, arruffano, in fretta, alla svelta, confusamente, con disamore e quasi disprezzo per il loro mestiere , al quale si sentono superiori. Come i terrestri ritrovati dagli esploratori, immaginano di essere grandi , grandissimi anzi genialissimi.
Ecco l’idraulico incapace di aggiustare le condutture del bagno: l’elettricista smarrito davanti alle complicazioni di un frigorifero: il pensatore che dimentica i nessi del suo ragionamento: il politico che ignora la realtà: l’economista che gioca con i grandi numeri con la leggerezza di un giocatore di bowling: il dentista che conosce solo i canini: il medico che sa tutto dell’alluce e nulla sul corpo che dovrebbe curare; lo studioso dell’antichità che ignora il greco e il latino.
***
Per fortuna esistono ancora i camerieri del romanzo di fantascienza, verso i quali provo un’infinita gratitudine e simpatia. Non sono moltissimi. Uno è un fisico teorico: un altro linguista- e poi ci sono scrittori, storici, politici, astronomi, economisti, etnologi ,teologi….Nessuno di loro si ubriaca col proprio ego: o parla a vanvera, o si vanta, o si esibisce, o pensa di essere grande. Sanno che ciò che importa non è mai l’io, ma la perfezione del lavoro compiuto. Hanno perduto ogni venerazione ottocentesca verso la scienza e il progresso: ma oggi la loro mente è forse più vasta, e sa seguire gli innumerevoli fili dell’analogia. Stanno lì, sottoterra, chiusi nelle cantine, con visi stanchi e gli abiti lisi. Spero che non scompariranno mai. E continueranno a manovrare leve e bottoni, per impedire le catastrofi che gli arruffoni continuano in ogni istante a combinare davanti a noi.
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