mercoledì 31 ottobre 2018

Hermann Buhl

“L’alpinismo è un’attività sfiancante. Uno sale, sale, sale sempre più in alto, e non raggiunge mai la destinazione. Forse è questo l’aspetto più affascinante. Si è costantemente alla ricerca di qualcosa che non sarà mai raggiunto”. (Hermann Buhl)

martedì 23 ottobre 2018

La banalità elevata a cruccio.


Sulla banalità delle EX
Una sera mi incontro con una mia ex ragazza, non che ne vada fiero, sento addosso il peso di averne avute anche troppe e delle botte prese. Le chiedo come sta, come va e la invito a prendere una birra; non costretto ma perché l’aspetto rimane pur sempre gradevole e il suo umore non sembrava ottimo. Nel corso della serata, scopro che il suo patire era dovuto ad nuovo amore che non quadrava;  sembrava un coccodrillo che oppresso dal troppo mangiare, piangeva. Ora che non si sappia quali siano i rischi del gioco, dati i trascorsi e che si ammorbi la serata altrui su simil discorsi è di una insipidezza sconcertante. Di quella sera che poteva essere una semplice rimpatriata fra amici, rimane il sol sorbissi le lacrime di un gioco già visto. Ecco come perdere una serata fra amici, che sanno quanto pesa il mondo, per sorbirsi la banalità elevata a cruccio.

Duro come il marmo e stretto...


Quando sono tornato dall’ascesa del Pisco, ed ho dormito dopo 14 giorni, su un letto l’ho trovato di una scomodità intollerabile, duro come il marmo e stretto. Eppure per 14 giorni avevo dormito su un materassino imprigionato da un sacco a pelo e dal freddo in una tenda per due, spersa nel nulla. Ecco la sensazione di un letto duro non mi è uscita più dalle ossa; quel letto in quella notte era il ritorno alla normalità. Nessuna vetta da scalare, nessun orizzonte, un quotidiano trascinarsi fra mille ipocrisie per arrivare sano e salvo alla fine della giornata; spesso mi chiedo cosa sia più terribile una vetta sconosciuta o questo lento trascinarsi nella vita di tutti giorni. Ecco cosa è il mal di montagna, è più profondo dal mal di testa, del mal di stomaco, del vomito, è sentire quella sensazione di non sense che invece la vetta cancella.

giovedì 18 ottobre 2018

RECENSIONE La Scopa Di Don Abbondio di Luciano Canfora

David Foster Wallace scrive un romanzo di 100 pagine su una riunione di marketing che lancia una merendina, ammetto di non essere riuscito a finirlo, anche perchè la complessità di seguire la storia non è banale gli intrecci fra espressioni, storie, movenze dei personaggi (sì, in un libro può restituire la storia dei movimenti di un corpo) è veramente complessa e richiede una memoria elefantiaca. Ora passare da Wallace a un saggio di 96 pagine, in cui si afferma che la storia è ciclica, citando ma non raccontando, che la storia è una continua lotta fra dominanti e dominati, in un lento e progressivo riequilibrio con continui momenti di avanzamento ed arretramento intendendoli e mai spiegandoli mi fa pensare di aver buttato via 12 euro. Come un personaggio di Sciascia, chiudo la recensione affermando: “E poi in casa ci sto benissimo; e specialmente qui dentro- levando le mani ad indicare ed accogliere tutti i libri d’intorno-“
“Bella biblioteca disse Laurana”
“Non è che non mi capiti, anche qui dentro , di imbattermi nei ladri, negli imbecilli…Parlo di scrittori beninteso , non di personaggi…Ma me ne libero facilmente; il restituisco al libraio o li regalo al primo cretino che viene a farmi visita”, la Scopa d Don Abbondio lo restituisco al Libraio.


ps: spero che Canfora non me ne abbia e credo che abbia scritto libri di ben altro spessore, ma sinceramente questo opuscolo rimane tale.

mercoledì 17 ottobre 2018

E' come sullo sci, un monte di discorsi, ma io l'ho trovato sempre molto semplici...fai meno opposizione possibile alla gravità, lasciali scorrere. Così è la vita, c'è una forza che scorre lasciala andare, lasciala scorrere, troverà la via da sola; goditi il percorso,.

lunedì 15 ottobre 2018

Velocità

Ho una dipendenza, una dipendenza socialmente tollerata, una dipendenza utile. I miei droghieri pubblicizzano tutti i giorni i loro prodotti su ogni canale, giornale e al confronto l'eroina è un semplice scherzo: il rapporto è 167 vs 6000 morti l'anno. Eppure i cavalli non bastano mai, i limiti sembrano posti lì solo per essere infranti ed il mio modello è semplicemente quello vincente, senza limiti, sempre più veloce, sempre più competitivo. Il mio modello anche se uccide, vince.

sabato 13 ottobre 2018

Lodi: la fine dello stato Sociale

Ancora non si è capito che se lo stato sociale non è regolato rispetto ai nuovi flussi, la naturale conseguenza è la fine di quello Europeo per adottare quello Americano dove chi se lo può permettere ha sanità e istruzione gli altri no. Lodi è solo una conseguenza di non voler regolare l'immigrazione a monte. Contemporaneamente ci si mette due paletti che fra loro sono incompatibili: il primo è non fare debito, il secondo è accogliere tutti nel welfare Italiano, la naturale conseguenza è l'esplosione del primo e la fine del secondo. Ci si arrovella sul comportamento di un sindaco, quando sono le scelte a monte che hanno creato le basi per il disastro e l'inevitabile conflitto.