domenica 14 dicembre 2014

The Grey

http://www.youtube.com/watch?v=IMfSJGYQ0lM&feature=youtu.be

giovedì 11 dicembre 2014

Bratislava






sabato 29 novembre 2014

Valerio Massimo Manfredi-La tomba di Alessandro

La morte di Alessandro Magno, come quella di Gesù, di Giulio Cesare, di Socrate, è uno di quegli eventi in sé negativi che però ebbero un impatto enorme nella storia dell’umanità. Tre su quattro di questo personaggi vennero considerati dopo la loro morte, anche se in modo e con significati diversi , delle divinità. La scomparsa di questi uomini insomma non venne accettata dai contemporanei e si volle credere in una loro diversa è più alta esistenza dopo la fine della loro avventura umana.

“Non ho preso niente per me, e nessuno può rinfacciarmi che io nasconda dei tesori. Io mangio lo stesso cibo che mangiate voi..mi sveglio prima di voi mentre voi ancora dormite tranquilli nelle vostre brande. Qualcuno di voi poi potrebbe pensare che mentre voi avete fatto conquiste con fatiche e sofferenze io me appropriavo senza alcuno sforzo. Ma chi di voi è convinto di aver durato più fatiche per me che non io per lui? Guardate, chi di voi ha delle ferite si spoglie e le mostri. Anche io mostrerò le mie. Perché non c’è  una parte del mio corpo, almeno davanti, che non ha cicatrici; non c’è arma corta o da lancio da lontano che non mi abbia lascato un segno. Sì, sono stato ferito di spada in corpo a corpo. Sono stato trafitto da frecce, colpito da una catapulta, battuto da pietre e mazze, per voi, per la vostra gloria e per la vostra ricchezza. Vi ho guidato vittoriosi attraverso ogni terra, ogni fiume, montagna e pianura..e finchè io vi ho guidati nessuno di voi è morto fuggendo”

Un vento che nessuno si aspettava e per il quale nessuno si era preparato Alessandro non aveva ancora compiuto trentatré anni  e nemmeno lui si aspettava di morire.

Editto di Teodosio 380 d.c.
In seguito a un altro editto del 391 estese le proibizioni anche ad Alessandria che godeva di speciali esenzioni. A quel punto il vescovo della città, Teofilo si ritenne autorizzato ad abbattere i santuari antichi e guidò la distruzione del Serapeo iniziando lui stesso la demolizione della colossale statua di Serapide. Poi fu la volta della biblioteca del tempio, una specie di succursale della Grande Biblioteca che andò completamente perduta. Come si è detto prima, non sappiamo quali fossero le condizioni della tomba di Alessandro né se il furore dello zelo cristiano abbia distrutto ciò che di essa era rimasto.

Sappiamo che vi furono a varie riprese atti di vandalismo nei confronti delle sedi di civiltà pagana e vi furono gravissime violenze contro i suoi esponenti  culturali, come l’uccisione di Ipazia nei primi  anni del V secolo  a opera di un gruppo di facinorosi  cristiani guidati da un tale Pietro detto il Lettore. Ipazia, accusata di impedire la riconciliazione tra il prefetto Oreste e il vescovo Cirilllo era in realtà odiosa perché scienziato, filosofo e donna bellissima e perché teneva scuola, allevava un gruppo di solidi intellettuali che avrebbero a loro volta trasmesso i valori di una civiltà manifestazione dell’errore. Fu strappata dal suo carro, denudata e trascinata nel Cesareo, il tempio che Cleopatra aveva dedicato al culto di Cesare, ora chiesa cristiana, e massacrata. Il suo corpo fu scarnificato con cocci accuminati di vasi , gli ostraka (secondo alcuni quando era ancora viva) e poi bruciato.

La fine del mondo antico è simboleggiata da eventi passati quasi sotto silenzio ma di enorme portata fu una fine violenta imposta per decreto.

Più difficile è dimostrare perché mai il corpo stesso di Alessandro sarebbe stato spacciato per San Marco. Chugg pensa a qualche suo ammiratore cristiano, un alto esponente del  clero forse che avrebbe voluto salvar le spoglie mortali dalla furia iconoclasta in seguito agli editti teodosiani del 391 che diedero di fatto mano libera ai fanatici che volevano distruggere ogni traccia di religione antica

venerdì 28 novembre 2014

La confessione negativa

La confessione negativa: "Solo allora il defunto, scortato da Anubi, era ammesso al cospetto di Osiride per il giudizio finale. Davanti al tribunale del supremo Dio dell'Aldilà, composto da 42 divinità, egli doveva pronunciare la "confessione negatvia", elencando tutte le colpe di cui non si era macchiato: . Per accertarsi di queste affermazioni, però, Anubi avrebbe posto su una bilancia da un lato il cuore del defunto, dall'altro la piuma di Maat, dea della verità. Se il cuore si fosse rilevato più pesante della piuma perchè carico di peccati, sarebbe stato inghiottito da Ammit, la "divoratrice", un demone mostruoso con la testa di coccodrillo e il corpo metà leone e metà ippopotamo, che avrebbe precluso all'anima l'agognata eternità. In caso contrario, il defunto sarebbe stato "giustificato", ovvero dichiarato 'giusto di voce' e avrebbe avuto accesso al regno di Osiride" N.69-Novembre 2014, Storica, le Mummie Di Anubi

giovedì 27 novembre 2014

Il nichilismo passivo e attivo in F. Nietzsche


Il nichilismo passivo e attivo in F. Nietzsche

"..Nietzsche non ama Rousseau, perché Nietzsche dice una cosa, a mio avviso anche molto intelligente. Che oramai noi siamo così impregnati di civiltà che non riusciremmo a tornare a animali. Se l'uomo decade diventa peggio dell'animale; perché non ha neanche più la forza istintuale dell'animale. Allora cosa consiste questo nichilismo attivo, nell'esperimentare nuovi valori, nuovi tipi di uomini..Se si dice a Nietzsche, per banalizzare ma per essere chiari, come deve essere fatto il sopra-uomo? Nietzsche vi risponde non lo so..."

Giametta: il moralista e il filosofo per Nietzsche.

Giametta: il moralista e il filosofo per Nietzsche.

“Nietzsche si è interrogato sul valore della conoscenza. Che valore ha la conoscenza? Conosce l’uomo la realtà o l’uomo si illude di conoscere la realtà. Da che cosa è condizionata la conoscenza umana? e purtroppo, la conclusione a cui la sua ricerca morale ha messo capo è una conclusione terribile, ciò che l’uomo non conosce veramente la realtà. Perché secondo Nietzsche la realtà non esiste proprio, una realtà, una verità. L’uomo conosce, quello che gli serve per vivere in base a una prospettiva, alla prospettiva che lui ha come ogni essere vivente. Ora la prospettiva, è comunque una infinita restrizione, di quello che noi chiamiamo realtà, insomma, è una abbreviazione delle cose. Ed è una abbreviazione in base all'istinto di sopravvivenza.”

lunedì 17 novembre 2014