martedì 28 luglio 2015

La Grecia e le bugie interessate dell’Europa

Non riuscendo a comprare il governo greco o a piegarlo ai voleri della Troika, i poteri forti europei impersonati dalla Commissione e dall’Eurogruppo, stanno conducendo una campagna mediatica contro il governo greco teso a screditarlo. Se nella prima settimana dopo le elezioni tutti sono saltati sul carro di Tsipras, nelle settimane successive il refrain utilizzato da tutti i grandi giornali europei è stato duplice: i greci sono inaffidabili e incompetenti oppure i greci hanno ceduto alle richieste della Merkel. L’obiettivo è tanto semplice da risultare banale: screditare il governo greco agli occhi dei popoli europei in modo da cercare di evitare che Syriza ed in generale la proposta della sinistra di antiliberista possa diventare un punto di riferimento per chi vuole cambiare le cose.
A questo doppio binario non sfugge l’ultima – per ora – puntata della telenovela, quella sul ministro Varoufakis che – ci dicono le euroveline – sarebbe stato messo da parte per essere sostituito con il moderato Euclid Tsakalotos. Questa parolina “moderato” è il vero punto della campagna di disinformazione: il messaggio è che il governo greco sta cedendo alla Merkel ed entrano in campo i “moderati”. Chi conosce Euclid – dirigente dell’ala movimentista di Syriza e partecipante attivo ai vari social forum di questi anni – sa bene come questa affermazione sia completamente falsa. Il punto è molto semplice: la Commissione Europea e l’Eurogruppo stanno nascondendo dietro i contrasti con il ministro Varoufakis trasformato in personaggio folcloristico, una pratica dilatoria che punta a strozzare la Grecia attraverso un ricatto: soldi solo in cambio di privatizzazioni, libertà di licenziamento e ulteriore manomissione del sistema pensionistico. L’Unione Europea ha fatto in questi giorni polverone attorno a Varoufakis, cercando di far passare tempo e mettere la Grecia con le spalle al muro.
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Il governo greco ha giustamente deciso di smascherare questo ricatto e di togliere ogni alibi ai poteri forti europei. Per questo ha dato vita ad una delegazione trattante più ampia, che ha lo stesso mandato politico di prima e che vede riconfermata la fiducia a Varoufakis quale ministro titolare delle trattative nell’eurogruppo. Sempre per togliere alibi agli avversari, il governo greco presenterà a stretto giro le riforme che intende fare. Vedremo nei prossimi giorni cosa risponderà la casta neoliberista europea – tra cui siede a pieno titolo Renzi e il suo governo – sapendo che entro la fine di giugno si arriverà al dunque sul punto fondamentale, quello del debito.
Il punto chiarissimo è infatti questo: oggi il governo greco vuole un accordo intermedio che permetta di impostare il lavoro e la trattativa per affrontare il tema centrale, quello del debito pubblico. Il debito pubblico greco – esploso grazie alle folli politiche imposte alla Grecia dalla Troika – e che ha travasato decine di miliardi dalle tasche dei greci a quelli degli speculatori, è infatti il vero nodo attorno a cui si gioca la partita. La posizione greca è chiarissima: il debito è ingestibile a livello nazionale e all’interno delle regole oggi applicate, occorre che il debito venga gestito dalla Bce a tasso di interesse zero, non solo per la Grecia ma per tutti i paesi europei. La proposta greca è quindi l’unica proposta sensata che sia in campo perché propone di togliere la gestione del debito pubblico dalle mani della speculazione e dei mercati per riportarlo ad una gestione pubblica, come avviene in tutto il resto del mondo: dagli Stati Uniti al Giappone per non fare che due esempi di paesi non in odore di bolscevismo. Non si dimentichi che Obama ha avuto in prestito in questi anni dalla Federal Reserve4.500 miliardi di dollari a tasso di interesse zero (avete letto bene, zero).
Per questo, invito i lettori a non farsi distrarre dalle veline dei nemici di classe – banchieri, speculatori, politici neoliberisti in generale – ma a costruire il consenso attorno alla proposta avanzata dal governo greco: i popoli la devono smettere di regalare i soldi agli speculatori attraverso gli interessi sul debito pubblico e i debiti devono essere gestiti dalla Bce, come succede in tutto il resto del mondo. La lotta non è tra popoli ma dei popoli contro gli speculatori e per questo la sovranità sulla moneta deve essere tolta alle banche private e posta al servizio dei popoli.

Il Fatto Quotidiano.Paolo Ferrero

martedì 21 luglio 2015

Il debito mondiale vale tre volte il Pil di Fabio Pavesi19 luglio 2015

TRATTO DA SOLE 24 ORE-Massimo Fini aveva già previsto tutto nel lontano 1998
Vista con gli occhi del signor Li da Pechino o di mister Smith da Los Angeles la crisi del debito di Atene, con quei 315 miliardi di euro che valgono il 180% della ricchezza prodotta ogni anno e che non saranno mai del tutto rimborsati, è poco più che una quisquilia. Gli ordini di grandezza sono talmente siderali da rendere il confronto risibile. La Cina da sola poggia su 28.000 miliardi di dollari di soldi presi a prestito da Governo e privati. E gli Usa sono indebitati complessivamente tra debito pubblico e privato per 2,7 volte il Pil che ogni anno viene generato. Ovvio che detta così ogni paragone è improprio e fuori luogo. Non conta tanto la dimensione assoluta dell'indebitamento ma la sua sostenibilità, cioè la capacità di rimborsare quei prestiti grazie al tono di crescita dell'economia. E qui sanno tutti (da tempo) che la Grecia è sostanzialmente insolvente se non si taglia o si allunga quel debito, mentre nessuno pone dubbi sulla capacità delle prime due economie mondiali di far fronte ai propri debiti.
Ma come non ricordare che la crisi finanziaria globale è proprio nata sulle ceneri dei mutui subprime americani,un gigantesco grumo di prestiti a chi non era in grado di restituirli. E la crisi del debito, che oggi pare superata con fatica, è in realtà sempre lì dietro l'angolo pronta a riaffacciarsi se il ciclo economico globale dovesse di nuovo incepparsi. Possibilità remota certo, ma quel che allarma molti osservatori è che il debito mondiale anziché assopirsi ha corso in questi in questi anni più che mai. I dati dell'ultimo rapporto McKinsey sono eloquenti. Dal 2007 infatti il debito globale mondiale è cresciuto di altri 57mila miliardi di dollari facendo salire il rapporto tra debito e Pil (sempre a livello globale) di 17 punti percentuali. A fine 2014, sette dopo la più grave crisi dal Dopoguerra, il mondo ha cumulato un debito complessivo di 199mila miliardi di dollari, quasi tre volte il valore del Pil globale. La Cina che ha imbastito la sua veloce crescita economica sulla leva finanziaria ha visto, secondo gli analisti di McKinsey, quadriplicato il suo debito negli ultimi sette anni. Metà di tutti i prestiti sono finiti a finanziare il boom immobiliare di Pechino, inondato a piene mani da un sistema bancario ombra (broker di ogni natura, intermediari di ogni che non sottostanno alla vigilanza della Banca centrale) che è cresciuto dal 2007 del 36% all'anno in volume. La tendenza a farsi finanziare a piene mani riguarda tutti i comparti. Il debito delle famiglie è salito a 40mila miliardi con un ritmo annuo dal 2007 del 5,3%; anche le imprese hanno visto prestiti salire del 5,9% annuo con un volume di crediti a 56mila miliardi, poco meno dell'intero Pil mondiale. E i governi non sono stati certo a guardare. Il salvataggio delle banche e le politiche fiscali espansive hanno visto il debito pubblico salire nel mondo a 58mila miliardi (+9,3% annuo dal 2007).

La Cina è l'esempio più eclatante della sbornia da debito. L'altro ieri Standard&Poor's ha lanciato un monito. Per l'agenzia il solo debito delle imprese cinesi è destinato a salire nel 2019 a 28mila miliardi di dollari il 40% di tutti i debiti corporate a livello planetario che dovrebbero attestarsi a 70mila miliardi dai 50mila miliardi del 2014. Per S&P la corsa esplosiva del ritmo del nuovo debito rappresenta un rischio sistemico.
A spingere le economie mondiali ad aumentare la leva finanziaria sono state proprie le politiche monetarie ultra-espansive e i tassi tendenti a zero con cui le Banche centrali hanno evitato il crash finanziario del sistema bancario mondiale. Una cura di iniezioni massive di liquidità che hanno sorretto il mondo sul ciglio del burrone tra il 2008 e il 2009, ma che hanno finito come effetto collaterale a spingere famiglie, imprese e Governi a indebitarsi sempre più. Il costo dei soldi a prestito è talmente infimo che induce a investire a debito. Un circolo virtuoso che ha permesso alle economie mondiali di non collassare, ma che ha in sé i germi della follia finanziaria. Tutto quel debito, più di quello che ha fatto da miccia al deflagrare della crisi, è oggi ancora lì. Una montagna di denaro che andrà restituito. È proprio qui il punto chiave per il futuro. Scampato il crac, le economie si sono riprese, ma a un passo di marcia assai più blando degli anni Novanta-Duemila. Un mondo che cresce piano rispetto al passato ma che ha più debiti di prima, dato che il fardello è aumentato di ben 57mila miliardi, l'intero Pil mondiale dell'anno scorso.
Si dirà che la Cina ha tutte le capacità di rimborsare quei prestiti. Ma c'è un ma. L'economia cinese abituata a crescere a ritmi del 10-12% per lunghi decenni è entrata dal 2010 in una fase di contrazione. Il Pil annuo sale del 7% e le stime dicono che la corsa si stabilizzerà, se niente andrà storto, su questi ritmi per i prossimi anni. Fisiologico per un'economia non più emergente da tempo. Ma se la crescita assume sembianze più contenute, l'aumento esplosivo del debito allargherà la forbice tra debito e Pil. Per ora a compensare il tutto c'è stato l'effetto ricchezza della corsa delle Borse cinesi che mette in ombra l'eccessivo indebitamento. Ma il paradosso è che anche la cavalcata delle Borse è avvenuta a debito. Ecco perché il crash dei listini che ha bruciato in un solo mese 3.900 miliardi di dollari (dieci volte il debito greco), tamponato per ora dalle autorità monetarie, è stato uno scricchiolio inquietante. Si spera che resti tale. Ma anche se Banca centrale e Governo riuscissero a non far deragliare le Borse, quella montagna di debito che continua a salire sarà il nuovo spauracchio da monitorare da vicino nei prossimi anni.

sabato 18 luglio 2015

Considerazioni Inattuali

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-07-16/l-europa-grecia-e-cura-inefficace-070345.shtml

La ragione è che il nuovo programma di aiuti ripropone una cura che si è già rivelata inefficace. A differenza degli altri Paesi del Sud Europa, la Grecia non è mai riuscita a risollevarsi dalla crisi, per diverse ragioni che non dipendono solo dalla mancata attuazione delle riforme necessarie.

http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/notizie/2013-10-08/pratica-dumping-salariale-192813.shtml?uuid=AbumKwqI

«Se il modello economico tedesco è il futuro dell'Europa, dobbiamo essere tutti molto inquieti». Così sul Financial Times , Adam Posen, ex membro del comitato di politica monetaria della Bank of England

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-07-14/rapporto-segreto-dell-fmi-serve-drastico-sconto-debito-greco-192551.shtml?uuid=ACeQtYR

Ma guarda...il FMI è pieno di simpatizzanti di Syriza, ideologicamente antichi. Rendiamoci conto che Tsipras avevo chiesto una cosa logica; ma il mondo è fatto da persone che con la logica non hanno nulla a che spartire.


I tedeschi non stanno nemmeno facendo gli interessi dei creditori, la loro è solo una dimostrazione di forza in Europa comandano loro. Ora i Greci non solo guadagnano 10,pagano fra interessi sul debito e necessità vitali dell'economia 15, con una spirale di debiti infiniti; devono anche ipotecare tutto e darlo a un fiduciario straniero. L'unica via era la ristrutturazione,ed anche l'Fmi era favorevole ( non è che non paghi il debito ristrutturando paghi quando sei in crescita e la crescita non si genera solo con le riforme del mercato del lavoro) . Questo accordo è una pura manifestazione di forza della Germania.

“Si è compiuto ciò che era già scritto. Sono dei fanatici che fanno dell’austerità una religione: all’austerità può credere soltanto un professore della Bocconi, uno che non è un economista ma è un ragioniere. Dietro questa battuta c’è una tragedia immensa: la riduzione dell’economia alla ragioneria“.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/13/grecia-sapelli-germania-vuole-uccidere-la-grecia-mossa-da-fanatismo-ideologico/1868744/

Bisogna ad iniziare ad un piano per il collosso del sistema capitalista. l'Europa litiga, per 380 mld di euro rateizabili, e Shangai in un giorno ha perso 1200 mld di Dollari (come dimensioni l'intero mercato finanziario spagnolo). Il governo cinese obbliga tutte le aziende ad investire in azioni per sostenere il mercato. Non c'è paese industrializzato e avanzato che non sia sommerso dai debiti, gli Usa non hanno fatto default solo perché il congresso a novembre, ha permesso al governo di sforare i 17000 mld di dollari di indebitamento. Per me la soluzione è semplice, stampi moneta accolli il debito alle banche centrali e finché la gente ci crede si va avanti.

L'Italia possiede una ricchezza finanziaria netta delle famiglie pari nel 2010 al 175% del Pil contro una media dell'Eurozona del 132,7%. Dunque il nostro stock di risparmio privato eccede quello medio europeo di ben 42,3 punti di Pil. Pretendere di poter scontare questa intera eccedenza dalla quota di debito pubblico superiore al 60% del Pil che è obbligatorio ridurre sarebbe certamente troppo. Ma ammettere la possibilità di una franchigia fino a 25 punti di Pil negli obblighi di riduzione del debito pubblico qualora un Paese, come l'Italia, abbia un gigantesco stock di risparmio privato, non è una proposta fuori luogo.In Europa, solo l'Italia, l'Olanda e il Belgio, tra i Paesi maggiori, dispongono di un simile cuscinetto di riserva. La ricchezza finanziaria netta della Francia, infatti, è più bassa ed eccede quella media dell'Eurozona solo di 9,1 punti di Pil; quella della Germania è persino inferiore alla media europea.

giovedì 9 luglio 2015

Considerazioni Inattuali

Bisogna ad iniziare ad un piano per il collosso del sistema capitalista. l'Europa litiga, per 380 mld di euro rateizabili, e Shangai in un giorno ha perso 1200 mld di Dollari (come dimensioni l'intero mercato finanziario spagnolo). Il governo cinese obbliga tutte le aziende ad investire in azioni per sostenere il mercato. Non c'è paese industrializzato e avanzato che non sia sommerso dai debiti, gli Usa non hanno fatto default solo perché il congresso a novembre, ha permesso al governo di sforare i 17000 mld di dollari di indebitamento. Per me la soluzione è semplice, stampi moneta accolli il debito alle banche centrali e finché la gente ci crede si va avanti.

Poi guarda te che culo crolla la borsa di Shangai per un malfunzionamento ai pc sono ferme le contrattazioni a New York.

Io non riesco proprio a capacitarmi come la 3° economia dell'Europa, l'Italia, sia lasciata fuori da tutti i vertici che contano. Ma noi siamo il terzo contribuente netto dell'Europa; o che si fa si paga senza nemmeno avere la parola? Ma Renzi oltre a scrivere su Twitter ha una politica estera?

Tra l'altro, giorni fa, proprio Renzi in una intervista al 'Corriere della Sera', parlando di Grecia, aveva detto che lui ai vertici non andava anche se Tsipras lo aveva invitato. Come non capire che un terzo incomodo italiano tra Parigi e Berlino, nelle vicende di Atene - oltreché lasciare Tsipras e la Grecia meno soli - sarebbe stato salutare per ridisegnare il ruolo dell'Italia nella Ue e anche condizionare alcune scelte europee?
Bene, Renzi non lo ha capito oppure ha sbagliato i calcoli politici come, del resto, sulle politiche per l'immigrazione dove l'Italia non riesce a far passare, al Consiglio Europeo e in sede decisionale, provvedimenti che allentino il peso degli sbarchi (e degli aiuti) dei profughi sulle nostre coste, redistribuendoli in modo permanente e duraturo, equo, tra tutti i 28 paesi dell'Ue, a cominciare da Francia e Germania per arrivare agli Stati baltici.


“Mille miliardi di euro, tanto abbiamo bruciato noi europei negli ultimi quattro mesi, tra vendite di titoli dell’eurozona e mancata capitalizzazione. A conti fatti, l’equivalente dei fondi per il quantitative easing messi a disposizione dalla Bce”. Numeri che portano a una conclusione quasi paradossale: “La ricchezza che stiamo bruciando è superiore allo stesso debito greco”. E questa non è una scelta politica? L'economia nella questione Greca c'entra poco o nulla.

L'Italia possiede una ricchezza finanziaria netta delle famiglie pari nel 2010 al 175% del Pil contro una media dell'Eurozona del 132,7%. Dunque il nostro stock di risparmio privato eccede quello medio europeo di ben 42,3 punti di Pil. Pretendere di poter scontare questa intera eccedenza dalla quota di debito pubblico superiore al 60% del Pil che è obbligatorio ridurre sarebbe certamente troppo. Ma ammettere la possibilità di una franchigia fino a 25 punti di Pil negli obblighi di riduzione del debito pubblico qualora un Paese, come l'Italia, abbia un gigantesco stock di risparmio privato, non è una proposta fuori luogo.In Europa, solo l'Italia, l'Olanda e il Belgio, tra i Paesi maggiori, dispongono di un simile cuscinetto di riserva. La ricchezza finanziaria netta della Francia, infatti, è più bassa ed eccede quella media dell'Eurozona solo di 9,1 punti di Pil; quella della Germania è persino inferiore alla media europea.

L'unica riforma che ha senso è una politica fiscale comune.Gli armatori Greci minacciano il governo di andare a Cipro se gli verrà chiesto un aumento della tassazione. Ciò in Europa non deve succedere.

L'arroganza della Merkel è odiosa, prima ha chiesto di aspettare il referendum poi una volta fatto ribadisce che non ci sono i margini per trattare. L'Europa ha un solo problema la Germania. Come al solito. Inoltre la Francia e la Germania perché parlano per tutta l'Unione? L'Europa è un direttorio Franco-Tedesco?

Ci voleva il referendum per far uscire Italia e Francia a dire che da domani si tratta. Ad oggi, finalmente i popoli mediterranei rifanno gruppo. Dato politico importante è che Tsipras ha l'appoggio del popolo greco per andare fino in fondo; in Europa già pensavano a una grande coalizione, che lo avrebbe sostituito, che faceva comodo a loro.

Oxii!!Grande Tsipras!! Eccezionali i Greci. In Italia non ci saremmo mai riusciti.

La Grecia ha un debito pubblico di 21'000 E pro capite, l'Italia di 33'000 E pro capite. Speriamo che gli Italiani lavorino più dei Greci.

Ora che la liquidità alle banche greche non venga garantita è il colmo dei colmi. Una banca centrale amministra e garantisce le banche private dal rischio liquidità. Capisco non finanziare la Grecia come stato ma se la BCE non garantisce la liquidità alle banche e la banca centrale greca non ha denaro, i capitali privati chi li sostiene? Ciò significa che se per assurdo l'Italia andasse in default e la bce non rispondesse al ruolo di banca centrale perderemmo anche il risparmio privato che in Italia e uno fra i più alti del mondo. Boh?

Il 6 sarà il più grande evento della politica italiana degli ultimi 3 anni.Se la Grecia dice no e l'Europa l'accetta aiutandola, abbiamo un futuro, in caso contrario al primo segnale di ripresa bisogna uscire dall'euro e svalutare per aiutare l'export. Siamo il paese più indebitato d'Europa ed è impensabile di gestire il debito senza sovranità monetaria e controllo della banca centrale. Il debito pubblico è l'unico polmone che salva l'economica nei suoi cicli ventennali vedi il Giappone ed incaponirsi sull'idea Tedesca che la BCE non compra titoli di stato è il primo passo per il baratro. La banca centrale nei momenti di crisi sostiene l'Economia e non regola solo l'inflazione.

Tutte le grandi testate italiane danno a Syriza l'etichetta movimento antieuropeo populista quando non è mai stato nessuno delle due cose, più semplicemente un movimento socialista. È la distorsione della realtà per trovare un disallineato dall'idea imperante e colpirlo duramente. Scandaloso eppoi é accusare Tsipras di eresia,nell'aver indetto un referendum; Dio bono a chi chiedi se vuole fare sacrifici se non a chi deve farli? La democrazia che valore aggiunto ha, se decide Junker per tutti.

l'Islanda non ha ripagato nemmeno un dollaro o sterlina dei suoi debiti e non è diventata un paese del terzo mondo. E' inutile fare questo terrorismo economico; il rischio dell'uscita della Grecia è solo politico. Alla fine si arriva sempre a una ristrutturazione del debito.

Se la Grecia esce per la miopia della classe dirigente Europea,una stella alla volta l'Europa si spegnerà. ps: le quote dei migranti-rifugiati ripartite fra i paesi non sono vincolanti e da decidere fra due mesi, significa che il problema rimane nostro grazie Eurogruppo.

La Grecia non ha nemmeno il tempo di esprimersi con un voto popolare sulle misure prese dall'Eurogruppo. La stupidità della questione è ridicola, se un credito è inesigibile non è aumentando le rate che il problema si risolve, va ristrutturato come ha sempre detto Vaurofakis. Si mette il paese in condizione di crescere e si prende quello che può ridarti. Nella situazione Greca, l'Europa ha colpe innegabili visto che lei ha certificato i bilanci e dato i prestiti a una classe politica filo Europea e filo Troika. Ha coinvolto il FMi mentre poteva benissimo lasciarlo fuori in questo modo ha esternalizzato il disastro. Questa Europa non solo è dannosa, stupida, miope e contraria al benessere dei popoli ma è inutile. Vediamo come andrà a finire, ma già da ora L'Europa è solo un nome di un aggregato di individualismi egoisti che opprime il più debole e rende i più forti i padroni del gioco.

OGNI VOLTA CHE CI SCHIERIAMO CON LA GERMANIA SIAMO FOTTUTI E NON CONTIAMO NULLA
Massimiliano Lenzi per "Il Tempo"
Impressionante, non c'è altro aggettivo per descrivere il fallimento della linea politica tenuta da Matteo Renzi sulla crisi greca. Ieri, chiuse le urne del referendum popolare nel paese ellenico e visti i primi sondaggi che davano il no in vantaggio, Angela Merkel, la Cancelliera tedesca, annunciava che sarebbe volata oggi a Parigi, per incontrare il presidente francese Hollande in un vertice d'emergenza in cui decidere il da farsi.
L'Italia, in questo nuovo e complicato risiko politico che si apre all'indomani del voto greco, appare irrilevante e la ragione è semplice: l'errore imperdonabile di Matteo Renzi di schierarsi con il più forte, la Germania, e quindi di appiattire sul muro tedesco verso Tsipras ogni possibile linea di mediazione italiana. Ecco, quindi, che all'indomani del referendum l'asse franco-tedesco si rivela centrale ancora una volta, costringendo il nostro Paese ad una irrilevanza strategica in un momento storico e decisivo per il futuro dell'Unione europea.

La mediazione tra la linea tedesca, i creditori, la Bce, e la Grecia la porterà avanti con ogni probabilità proprio Hollande che sulla durezza delle scelte dell'Eurogruppo aveva già espresso, prima del voto di ieri, diverse perplessità e in rappresentanza italiana, per nazionalità ma non per mandato politico, resterà solo il governatore della Bce Mario Draghi. Ciò che colpisce della linea in politica estera che Matteo Renzi sta imprimendo all'Italia è la totale sua inadeguatezza al momento storico e politico.

Tra l'altro, giorni fa, proprio Renzi in una intervista al 'Corriere della Sera', parlando di Grecia, aveva detto che lui ai vertici non andava anche se Tsipras lo aveva invitato. Come non capire che un terzo incomodo italiano tra Parigi e Berlino, nelle vicende di Atene - oltreché lasciare Tsipras e la Grecia meno soli - sarebbe stato salutare per ridisegnare il ruolo dell'Italia nella Ue e anche condizionare alcune scelte europee?
Bene, Renzi non lo ha capito oppure ha sbagliato i calcoli politici come, del resto, sulle politiche per l'immigrazione dove l'Italia non riesce a far passare, al Consiglio Europeo e in sede decisionale, provvedimenti che allentino il peso degli sbarchi (e degli aiuti) dei profughi sulle nostre coste, redistribuendoli in modo permanente e duraturo, equo, tra tutti i 28 paesi dell'Ue, a cominciare da Francia e Germania per arrivare agli Stati baltici.
Impressionante, appunto, un aggettivo che all'inizio di questo articolo non abbiamo impiegato a caso visto che è il termine più frequente con cui negli ultimi quattro anni, dalla fine del 2011 anno in cui han costretto a sloggiare Silvio Berlusconi, la Merkel definisce le riforme italiane, indipendentemente dal premier che incontra, che sia Renzi, Monti o Enrico Letta. Eppure a Renzi sarebbe bastato poco, rileggersi un po' di storia sulla nascita dell'Europa, dal progetto dei padri fondatori a metà del secolo scorso, sino ad oggi per capire che schiacciarsi sulle posizioni tedesche, per l'Italia, non è mai un vantaggio politico.


Non lo è stato nelle due guerre mondiali, la I l'abbiamo vinta contro gli Imperi centrali e contro la Germania, la II l'abbiamo persa da alleati della Germania nazista, salvo poi cercar redenzioni dopo il 25 luglio e l'8 settembre. A Renzi sarebbe bastato avere un poco più di coraggio politico perché la politica estera non si fa regalando a Tsipras una cravatta (come fece mesi fa Matteo Renzi, dicendo al Premier greco di indossarla quando il suo Paese sarebbe uscito dalla crisi) e non andando ai vertici. Impressionante, direbbe la Merkel. Perché Renzi non regala una cravatta pure a lei?

domenica 5 luglio 2015

Il 6 sarà il più grande evento della politica italiana degli ultimi 3 ann

Il 6 sarà il più grande evento della politica italiana degli ultimi 3 anni.Se la Grecia dice no e l'Europa l'accetta aiutandola, abbiamo un futuro, in caso contrario al primo segnale di ripresa bisogna uscire dall'euro e svalutare per aiutare l'export. Siamo il paese più indebitato d'Europa ed è impensabile di gestire il debito senza sovranità monetaria e controllo della banca centrale. Il debito pubblico è l'unico polmone che salva l'economica nei suoi cicli ventennali vedi il Giappone ed incaponirsi sull'idea Tedesca che la BCE non compra titoli di stato è il primo passo per il baratro. La banca centrale nei momenti di crisi sostiene l'Economia e non regola solo l'inflazione.

http://www.nuovatlantide.org/leuropa-vuole-liberarsi-alexis-tsipras/

Diciamolo chiaramente: quasi niente dell’enorme volume di denaro prestato alla Grecia è rimasto nel paese. È servito praticamente solo a pagare i creditori privati, comprese alcune banche tedesche e francesi. La Grecia ha avuto solo le briciole e per salvare il sistema bancario di quei paesi ha pagato un prezzo altissimo. Il Fondo monetario internazionale e gli altri creditori “istituzionali” non hanno bisogno dei soldi che chiedono. In una situazione normale, probabilmente li presterebbero subito di nuovo ad Atene. Ma, come ho già detto, non è una questione di soldi. Stanno semplicemente usando le “scadenze” per costringere la Grecia a cedere e ad accettare l’inaccettabile: non solo le misure di austerità, ma anche altre politiche regressive e punitive.

http://www.nuovatlantide.org/leuropa-vuole-liberarsi-alexis-tsipras/

mercoledì 1 luglio 2015

Il mondo non è fatto per chi si riposa

Io non vi insegno a credere in qualcosa, vi insegno la cosa più difficile, distruggere tutto quello in cui credete.  Siate pronti, siate reattivi,  la realtà cambia ed abbiamo distrutto tutte le briglie per regolarla renderla digeribile. Volete sopravvivere andare più veloce ed adattatevi, cambiate idea seguite il mondo. E' dura ed è difficile, ma il mondo non è fatto per chi si riposa.