domenica 10 novembre 2013
Infinite Jest di David Foster Wallace
“La persona cosiddetta “depressa” che tenta il suicidio non lo fa spinta da una presunta “disperazione” o da una convinzione astratta che il conto della vita tra il dare e l’avere sia in rosso. E di sicuro non lo fa perche’ tutto d’un botto la morte appare come un’opzione interessante. La persona la cui invisibile agonia raggiunge un livello insopportabile si suicidera’ per lo stesso motivo per cui una persona intrappolata in un edificio in fiamme si getta fuori dalla finestra. Non commettete errori quando pensate alle persone che saltano dalle finestre di edifici in fiamme. Il loro terrore di cadere nel vuoto da una notevole altezza e’ lo stesso che proveremmo voi o io se ci trovassimo a speculare alla stessa finestra, guardando fuori; la paura rimane una costante. La variabile qui e’ l’altro terrore, quello per le fiamme: quando le fiamme arrivano abbastanza vicine, lanciarsi verso la morte diventa l’orrore leggermente meno terribile. Non si tratta del desiderio di buttarsi giu'; si tratta della paura delle fiamme. E ciononostante, nessuno tra quelli che giu’ sul marciapiede gridano “non farlo!” e “tieni duro” puo’ capire il salto. Davvero. Bisognerebbe essere stati intrappolati e aver sentito le fiamme per capire davvero un orrore piu’ grande di quello di cadere nel vuoto”. David Foster Wallace, Infinite Jest
Per Orin Incadenza, n.71, il mattino è la notte dell’anima. Pschicamente, il momento peggiore della giornata.
Ha delle folte sopracciglia tedesche e delle mani con grandi nocche. Si trova in uno di quelli sgradevoli stati febbrili di dormiveglia oppiaceo, più simili a una fuga che a un vero sonno, non tanto un fluttuare quanto piuttosto un essere alla deriva sul mare mosso, e si viene sbalzati dentro e fuori da questo dormiveglia nel quale la mente funziona ancora e ci si chiede, anche mentre si sogna, se siamo addormentati o no. Ei sogni vengono fuori strani, come sfilacciati ai bordi, incompleti.
“Perché nessuno di loro diceva sul serio” Dice Hal a Kent Blott. “ L’odio che provi a fine giornata per tutto il lavoro è semplicemente parte del lavoro. Tu pensi che Schitt e deLint non sappiano che dopo le docce ci mettiamo seduti tutti insime là dentro a lamentarci? E’ tutto programmato. Chi si lamenta e piagnucola là dentro fa solo ciò che ci si aspetta che faccia”
“Ciascuno di noi è nella catena alimentare dell’altro. Tutti. E’ uno sporti individuale. Benvenuti al significato di individuale. Siamo tutti profondamente soli qui. E’ ciò che abbiamo in comune è la solitudine.”
Cercate di avere un padre il cui padre sprecò il suo talento. Cercate di aver un padre che fu all’altezza delle promesse poi si trovò a superare ogni sua aspettativa, e non sembrava per nulla più felice o più sereno di suo padre fallito; questo vi lascerà in una condizione d’animo selvatica riguardo al talento.
Ecco come evitare di pensare a tutto questo ammazzandosi di allenamenti e partite finchè tutto viaggia con il pilota automatico e l’inconscio esercizio del talento diventa un modo di sfuggire a voi stessi, un lungo sogno ad occhi aperti di puro gioco.
Che il novantanove per cento dei pensieri di chi soffre di pensiero compulsivo è rivolto a se stessi; che il novantanove per cento di questo pensiero consiste nell’immaginare poi prepararsi a qualcosa che sta per succedere loro; e che stranamente , il cento per cento delle cose per le quali usano il novantanove per cento del loro tempo a preparasi ad affrontarle in ogni possibile risvolto non sono mai positive. E che questo si connette in modo interessante con l’impulso nella prima fase di sobrietà a pregare per poter perdere il senno. In breve che , il novantanove per cento dell’attività del pensiero consiste nel cercare di terrorizzarsi a morte.
Che fare sesso con qualcuno per cui non provate nulla lascia una sensazione di solitudine maggiore che non farlo affatto, dopo.
Che dio-a meno che non siate Charlton Heston, o fuori di testa , o entrambe le cose-parla e agisce interamente tramite gli esseri umani, ammesso che poi ci sia un Dio.
Ei tatuaggi avevano cominciato ad apparirgli come potenti simboli non soltanto di tutte le cose che rappresentavano, ma anche dell’agghiacciante irrevocabilità degli impulsi tossici.
Una delle cose banali ma giuste che ingegnano gli AA di Boston è che sia i baci del destino che i suoi manrovesci illustrano la fondamentale impotenza personale di ogni individuo sugli eventi veramente significativi della sua vita: cioè, quasi nessuna delle cose importanti ti accade perché l’hai progettata così. Il destino non ti avverte; il destino sbuca sempre da un vicolo e,avvolto nell’impermeabile, ti chiama con un Psss che di solito non riesci neppure a sentire perché stai correndo da o verso qualcosa di importante che hai cercato di pianificare.
Nodie sul petto e sulle spalle , e un cravattino di cuoio, e degli stivali a punta fatti con la pelle di una qulche specie di rettile con le squame molto strane, e rimani incantato a guardarlo, è grottesco ma allo stesso tempo affascinante perché mette in mostra proprio le cose che lo rendono grottesco.
"GENTLE: Centrato. La città del piagnisteo. Un piagnucolocidio politico. Un errore enorme e irrimediabile per il mandato. Abbiamo promesso di non fare aumenti. L'ho detto il Giorno dell'Inaugurazione. Ho detto guardatemi negli occhi: non ci saranno aumenti. Mi sono puntato il dito verso gli occhi e ho detto che era una scelta difficile da prendere ma che non sarebbe stata presa. Roti, Tom e io avevamo un programma con tre punti fermi. Uno: i rifiuti. Due: niente aumenti di tasse. Tre: trovare qualcuno fuori dalla nostra comunità a cui dare la colpa"
"GENTLE: Centrato. La città del piagnisteo. Un piagnucolocidio politico. Un errore enorme e irrimediabile per il mandato. Abbiamo promesso di non fare aumenti. L'ho detto il Giorno dell'Inaugurazione. Ho detto guardatemi negli occhi: non ci saranno aumenti. Mi sono puntato il dito verso gli occhi e ho detto che era una scelta difficile da prendere ma che non sarebbe stata presa. Roti, Tom e io avevamo un programma con tre punti fermi. Uno: i rifiuti. Due: niente aumenti di tasse. Tre: trovare qualcuno fuori dalla nostra comunità a cui dare la colpa"
Si sporge più avanti verso Gately e urla che quella che voleva raccontare era:C’è un vecchio pesce saggio e baffuto che si avvicina nuotando a tre pesci giovani e fa :”Buogiorno,ragazzi com’è l’acqua?” e nuotano via ; e i tre pesci giovani lo osservano allontanarsi e si guardano e fanno: “ Che casso è l’acqua?” e nuotano via.
Si scopre che tanto più è insipida la frase fatta degli Aa, tanto più affilati sono i canini della verità vera che nasconde.
"Sono perfetta, Don. Sono così bella che faccio impazzire chiunque abbia un sistema nervoso. Quando mi vedono, non riescono a pensare ad altro e non vogliono vedere nient'altro e smettono di fare le cose che facevano prima e pensano che se solo potessero avermi lì con loro, sempre, tutto andrebbe bene. Tutto. Come se io fossi la soluzione al loro profondo schiavizzante bisogno di abbracciare la perfezione"
"Stai scherzando"
"Ora lei mi manca di rispetto e mi tratta come uno stupido solo perchè ho cercato di farle affrontare la paura di dire un No diretto, che lei non vuole dire"
"Sono deformata dalla bellezza"
“una, una è che tu raggiungi il tuo scopo e ti rendi conto della certezza sconvolgente che il raggiungimento delle scopo non ti completa e non ti redime, non rende la tua vita un successo come la tua cultura ti aveva insegnato a pensare. E allora affronti questo fatto che ciò che avevi sempre pensato avrebbe avuto un significato che in realtà non ha, e sei impalato dallo shock. Ce ne sono stati di suicidi nella storia quando le persone arrivano a queste vette; i bambini qui conoscono bene quella che noi chiamiamo la saga di Eric Clipperton”
Forse è perché gran parte delle arti viene prodotta da persone anziane annoiate e sofisticate, e poi consumata da persone più giovani che non solo consumano arte ma la studiano per capire come essere fichi e giusti- e bisogna tenere presente che per i ragazzini e per i giovani essere giusti e fichi equivale a essere ammirati e accettati e fare parte di un gruppo e quindi a non essere soli. Lasciamo perdere la pressione dei coetanei. Si tratta piuttosto di fame-dei-coetanei. No ? Entriamo nella pubertà spirituale quando giungiamo alla conclusione che il grande orrore trascendente è la solitudine, l’esclusione, l’ingabbiamento dell’anima. Una volta arrivati a questa età, daremo e accetteremo qualsiasi cosa, indosseremo qualsiasi maschera per essere a posto, per fare parte di qualcosa , per non essere soli, noi giovani. Le arti USA sono la nostra guida per essere ammessi al gruppo. Un manuale. Ci viene insegnato come portare maschere ennui e ironia logora quando siamo giovani, quando la faccia è abbastanza elastica da assumere la forma di qualsiasi maschera di indossi. E poi ci rimane attaccato, quel cinismo stanco che ci salva dal sentimento sdolcinato e dall’ingenuità non sofisticata.
Ci volle tutta la linea offensiva della Berkeley per staccare Gately da quello che era rimasto del ragazzino. I ragazzi della scuola pensavano che fino ad un certo punto Gately era un tipo davvero divertente e tranquillo e bonaccione, ma se superavi quel punto era meglio per te se riuscivi a correre le 40 yard in meno di 4,4.
..non si aspettava molto di più di un auto interessato egoismo, soprattutto dopo la sua pratica del gregge umano dei luoghi più infidi di Boston….
sabato 9 novembre 2013
Al di là del bene e del male (1977) - La morale
http://www.youtube.com/v/bi4Ac-lmBa4?version=3&autohide=1&feature=share&autoplay=1&autohide=1&attribution_tag=3TCa1RiaR5hsMyPrKZw5mg&showinfo=1
Panem et circenses..il reddito di cittadinanza
Il reddito di cittadinanza...come alla plebe di Roma. Ha un reddito chi lavora e chi è in difficoltà viene aiutato, non tutti per diritto di nascita. Una delle proposte più stupide e ingiuste che io abbia mai sentito. Vanno potenziati gli strumenti attuali e tolta la cassa integrazione al secondo rifiuto di un impiego, idem per la disoccupazione; ma che ora, uno deva prendere dei soldi solo perchè è cittadino, è un'offesa a chi invece si è adattato e lavora. Gli istituti per aiutare gli indigenti ci sono già; una cosa del genera aiuta solo i fannulloni. Era più giusto quello che fece la sinistra qualche anno fa, lavori socialmente utili, pagati...e così premi i volenterosi, non tutti a prescindere.
mercoledì 6 novembre 2013
lunedì 4 novembre 2013
"Now is the winter of our discontent" Riccardo III, Shakespeare
Now is the winter of our discontent Made glorious summer by this sun of York;And all the clouds that lour'd upon our houseIn the deep bosom of the ocean buried.Now are our brows bound with victorious wreaths;Our bruised arms hung up for monuments;Our stern alarums changed to merry meetings,Our dreadful marches to delightful measures.Grim-visaged war hath smooth'd his wrinkled front;And now, instead of mounting barded steedsTo fright the souls of fearful adversaries,He capers nimbly in a lady's chamberTo the lascivious pleasing of a lute.But I, that am not shaped for sportive tricks,Nor made to court an amorous looking-glass;I, that am rudely stamp'd, and want love's majestyTo strut before a wanton ambling nymph;I, that am curtail'd of this fair proportion,Cheated of feature by dissembling nature,Deformed, unfinish'd, sent before my timeInto this breathing world, scarce half made up,And that so lamely and unfashionableThat dogs bark at me as I halt by them;Why, I, in this weak piping time of peace,Have no delight to pass away the time,Unless to spy my shadow in the sunAnd descant on mine own deformity:And therefore, since I cannot prove a lover,To entertain these fair well-spoken days,I am determined to prove a villainAnd hate the idle pleasures of these days.Plots have I laid, inductions dangerous,By drunken prophecies, libels and dreams,To set my brother Clarence and the kingIn deadly hate the one against the other:And if King Edward be as true and justAs I am subtle, false and treacherous,This day should Clarence closely be mew'd up,About a prophecy, which says that 'G'Of Edward's heirs the murderer shall be.Dive, thoughts, down to my soul: hereClarence comes.
Ormai l’inverno del nostro travaglio s’è fatto estate sfolgorante ai raggi di questo sole di York;(2) e le nuvole che incombevano sulla nostra casa son sepolte nel fondo dell’oceano. Ora le nostre fronti si cingono di serti di vittoria; peste e ammaccate sono appese al muro le nostre armi, gloriose panoplie, e in giulivi convegni tramutate le massacranti marce militari. Deposto ha Marte l’arcigno cipiglio e spianata la corrugata fronte, e, non più in sella a bardati destrieri ad atterrir sgomente anime ostili, ora se’n va, agilmente saltellando per l’alcova di questa o quella dama alle lascive note d’un liuto. Ma io che son negato da natura a questi giochi, che non son tagliato per corteggiare un amoroso specchio, plasmato come son da rozzi stampi, e privo della minima attrattiva per far lo sdilinquito bellimbusto davanti all’ancheggiar d’una ninfetta; io, che in sì bella forma son tagliato, defraudato d’ogni armonia di tratti, monco, deforme, calato anzitempo(3) in mezzo a questo mondo che respira; io, che sono sbozzato per metà e una metà sì sgraziata e sbilenca che m’abbaiano i cani quando passo; io, dico, in questa nostra neghittosa e zufolante stagione di pace, altro svago non ho, altro trastullo da consentirmi di passare il tempo, fuor che sbirciare la mia ombra al sole e intonar col pensiero, in vari toni, variazioni sul mio stato deforme. Sicché, poiché natura m’ha negato di poter fare anch’io il bellimbusto di su e di giù, com’è frivola moda di questi tempi dal parlar fiorito, ho deciso di fare il delinquente, e di odiare gli oziosi passatempi di questa nostra età.
Ho tramato complotti d’ogni genere, ho iniettato negli animi il veleno con profezie, calunnie, fantasie, per seminar mortale inimicizia tra mio fratello Clarenza ed il re; e se re Edoardo è uomo giusto e retto com’io son furbo, falso e traditore, proprio oggi Clarenza dovrebb’essere preso e imprigionato in virtù d’una certa profezia secondo cui gli eredi di Edoardo saranno assassinati da una “G”.(4) Entrano il DUCA DI CLARENZA e BRAKENBURY Ma adesso, miei pensieri, sprofondate nel fondo del mio cuore, perché Clarenza è qui… Buondì, fratello. Che significa questa scorta armata che ti cammina a fianco?
"Richard loves Richard; that is, I am I" Riccardo III, Shakespeare
What do I fear? myself? there's none else by:Richard loves Richard; that is, I am I.Is there a murderer here? No. Yes, I am:Then fly. What, from myself? Great reason why:Lest I revenge. What, myself upon myself?Alack. I love myself. Wherefore? for any goodThat I myself have done unto myself?O, no! alas, I rather hate myselfFor hateful deeds committed by myself!I am a villain: yet I lie. I am not.Fool, of thyself speak well: fool, do not flatter.My conscience hath a thousand several tongues,And every tongue brings in a several tale,And every tale condemns me for a villain.Perjury, perjury, in the high'st degreeMurder, stem murder, in the direst degree;All several sins, all used in each degree,Throng to the bar, crying all, Guilty! guilty!I shall despair. There is no creature loves me;And if I die, no soul shall pity me:Nay, wherefore should they, since that I myselfFind in myself no pity to myself?Methought the souls of all that I had murder'dCame to my tent; and every one did threatTo-morrow's vengeance on the head of Richard.
Riccardo ama Riccardo, io son io. C’è forse un assassino qui?… No… Sì, son io!… Fuggire, allora?… Ma da chi? Da me stesso? Perché dovrei fuggire? Per non fare vendetta su me stesso? Ne avrei grande ragione… Io su me stesso?… Ahimè, amo me stesso! Perché? Forse per qualche buona azione fatta da me a me stesso… Oh, no, ahimè, io lo odio, se mai, questo me stesso per i crimini odiosi che ho commesso. Sono uno scellerato… eppure no, io mento a me stesso, non lo sono… Stolto, non parlar male di te stesso! Stolto, non incensar troppo te stesso! La mia coscienza in bocca ha mille lingue e ciascuna ha una storia da narrare, e ogni storia mi bolla da furfante. E spergiuro. Spergiuro oltre ogni limite. Assassino; crudele oltre ogni limite. Tutti i peccati miei, perpetrati da me oltre ogni limite s’affollano alla sbarra e gridano: “Colpevole, colpevole!” Mi resta solo la disperazione. Non c’è chi m’ami al mondo, e se muoio, nessuna anima viva avrà pietà di me. Perché, del resto, ne dovrebbe avere, se sono io stesso a non trovare mai in fondo all’anima alcuna pietà verso me stesso? M’è parso nel sogno come se tutte l’anime di coloro che ho assassinato fossero convenute alla mia tenda e ognuno minacciasse per domani vendetta sulla testa di Riccardo.
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