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Era una notte incantevole, una di quelle notti che succedono
solo se si è giovani, gentile lettore. Il cielo era stellato, sfavillante,
tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto
un cielo simile potessero vivere uomini irascibili ed irosi. Gentile lettore,
anche questa è una domanda propria da giovani, molto da giovani, ma che il Signore
la ispiri più spesso nell’anima!
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Ma l’attimo fugge, il giorno dopo incontrate di nuovo lo
stesso sguardo pensoso e distratto, lo stesso viso pallido di prima, la stessa
sottomissione e mitezza nei movimenti e persino un certo pentimento, persino
tracce di una tristezza mortale e di stizza per quell’effimero piacere….E vi fa
una pena che quella bellezza apparsa per
un attimo sia svanita così irrevocabilmente e che, ingannevole e vana,
abbia brillato davanti ai vostri occhi lasciandovi il rammarico di non aver
fatto in tempo ad innamorarvi di lei….
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Camminavo e cantavo, perché quando mi sento felice devo per
forza canticchiare qualcosa, come del resto ogni uomo felice che non ha né
amici né buoni conoscenti, e non sa con chi divedere la gioia di un attimo
lieto. Ad un tratto mi capitò l’avventura più inaspettata.
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La stanza è invasa dal
buio; nella sua anima regnano il
vuoto e la tristezza; tutto il reame dei sogni intorno a lui è crollato senza
lasciare traccia, senza rumori, senza chiasso è svanito come una visione ed
egli stesso non ricorda cosa ha sognato. Ma una sensazione oscura a poco a poco
strugge e sempre più agita il suo petto, un desiderio nuovo, tentatore, pizzica
e irrita la sua fantasia e impercettibilmente attira lo sciame di nuove
fantasie. Nella piccola stanza regna il silenzio: la solitudine e la pigrizia
accarezzano la sua immaginazione; essa si infiamma piano,e piano si mette a
bollire, come l’acqua nella caffettiera della vecchina Matrena che nella cucina
accanto prepara placidamente il suo caffè.
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Quanto più siamo infelici, tanto più profondamente sentiamo
l’infelicità degli altri: il sentimento non si frantuma ma si concentra….
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Dio che grido! Come sussultò! Come si divincolò dalle mie
mani per corrergli incontro!...Io stavo fermo a guardarli, più morto che vivo.
Gli strinse la mano e si gettò tra le sue braccia, poi corse di nuovo verso di
me, mi si fermò vicino, veloce come il cento, come il lampo,e, prima ancora che
io potessi riprendermi, mi abbracciò con tutt’e due le mani e mi baciò forte
con passione. Poi senza dire una parola, si gettò di nuovo verso di lui, lo
prese per mano e lo trascinò dietro di sé. Rimasi lì a lungo , continuando a
guardarli..Infine entrambi scomparvero dai miei occhi.
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Guardai Matrena..Fino allora era stata ancora una robusta “
giovane” vecchia, ma ora, non so perché, ad un tratto mi apparve con lo sguardo
spento, con le rughe in faccia, ingobbita, decrepita…Non so perché ad un tratto
anche la mia stanza mi parve invecchiata come Matrena. Le pareti ed il
pavimento erano sbiaditi, tutto era diventato opaco, e le regnatele si erano
moltiplicate. Non so perché, quando guardai fuori dalla finestra, mi sembrò che
anche la casa di fronte fosse decrepita e scolorita, che gli stucchi sulle
colonne si fossero sgretolati e si staccassero, che i cornicioni fossero
anneriti e pieni di crepe, che le pareti dal vivace color giallo scuro fossero
tutte chiazzate…
Forse un raggio di sole, comparso improvvisamente, si celò di nuovo sotto una nube colma di
pioggia, e tutto di nuovo diventò scolorito ai miei occhi; forse era balenata
davanti a me, così inospitale e triste, la prospettiva del mio futuro, e io mi
vidi con l’aspetto che avrò tra quindici anni: invecchiato, nella stessa
camera, solo come ora, sempre con Matrena, che di sicuro non sarà diventata più
intelligente.
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Che il tuo cielo sia sereno,che il tuo sorriso sia luminoso
e calmo! Sii benedetta per quell’attimo di beatitudine e di felicità che hai
donato a un altro cuore, solo, riconoscente!
Dio mio! Un minuto intero di beatitudini! E’ forse poco per
colmare tutta la vita di uomo?...............
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