lunedì 23 settembre 2013

Amatrice


Gubbio



Bocca Seriola e Indiana


mercoledì 11 settembre 2013

Sante Caserio

Sante Caserio per vendicare la condanna a morte di Auguste Vaillant, uccise il presidente Francese Sadi Carnot; colpevole di non aver dato la grazia a Auguste. Vaillant aveva piazzato una bomba nella camera dei deputati francese, senza uccidere nessuno. Fu condannato a morte solo perchè anarchico. « La patria non esiste per noi poveri operai. La patria per noi è il mondo intero... voi siete i rappresentanti della società borghese, Signori giurati; se voi volete la mia testa, prendetevela; ma non crediate con questo di arrestare la propaganda anarchica.» Caserio, quando pronuncio queste parole, di fronte alla corte che lo condannò a morte, aveva 21 anni.
..."...e i tuoi vent'anni, una feral mattina, gettasti al mondo, da la ghigliottina Al mondo vil la tua grande alma pia, alto gridando , viva l'anarchia. .."...

martedì 10 settembre 2013

Non amo né regole, né leggi, sono sinceramente convinto che sono causate dell'imperfezione della natura umana; un essere ragionevole non ha bisogno di regole che ne limitino il comportamento. Detto questo, però sono altrettanto convinto che servano per regolare i rapporti umani; deboli, fragili e quindi da strutturare con forza per non essere preda di umori primordiali. In questo contesto ho un sacro rispetto delle regole. Sono un male necessario.

domenica 8 settembre 2013

Il grande fratello non ci osserva. Il grande fratello canta e balla

"Il grande fratello non ci osserva. Il grande fratello canta e balla. Tira fuori conigli dal cappello . Il gande fratello si dà da fare per tenere viva la tua attenzione in ogni singolo istante di veglia. Fa in modo che tu possa sempre distrarti. Fa in modo che la tua immaginazione avvizzisca. Finché non diventa utile quanto la tua appendice. Fa in modo di colmare la tua attenzione sempre e comunque. Questo significa lascarsi imboccare, ed è peggio che lasciarsi spiare.
Nessuno deve più preoccuparsi di saper cosa gli passa per la testa, visto che a riempirtela sempre ed in continuazione ci pensa il mondo." Ninna Nanna,Palahniuk

L'irreparabile fuga del tempo....Il Deserti dei Tartari di Dino Buzzati

Disteso sul lettuccio, fuori dall'alone del lume a petrolio, mentre fantasticava sulla propria vita, Giovanni Drogo invece fu preso improvvisamente dal sonno. E intanto, proprio quella notte- oh, se l'avesse saputo, forse non avrebbe avuto voglia di dormire- cominciava per lui l'irreparabile fuga del tempo.  Fino allora egli era avanzato per la spensierata età della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli  anni scorrono lenti e con passo lieve, così che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c'è  proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. Dalle case, sulle porte, la gente grande saluta benigna, e fa cenno indicando l'orizzonte con sorrisi di intesa, così il cuore comincia a battere per eroici e teneri desideri, si assapora la viglia delle cose meravigliose che si attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma è certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo.
 Ancora molto? No, basta attraversare quel fiume laggiù in fondo, oltrepassare quelle verdi colline. O non si è per caso già arrivati? Non sono forse questi alberi, questi prati, questa bianca casa quello che cercavamo? Per qualche istante si ha l'impressione di sì e ci si vorrebbe fermare. Poi si sente dire che il meglio è più avanti e si riprende senza affanno la strada.
 Così si continua il cammino in un attesa fiduciosa e le giorante sono lunghe e tranquille, il sole risplende alto nel cielo e sembra non abbia mai voglia di calare al tramonto.
 Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualcosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo  a fissarlo che già precipita verso il confine dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una sull'altra, tanto è il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire.
 Chiudono ad un certo punto alle nostre spalle un pesante cancello, lo riserrano con velocità fulminea e non si fa in tempo a tornare. Ma Giovanni Dorgo in quel momento dormiva ignavo nel sonno come fanno i bambini.
 Passeranno dei giorni prima che Drogo capisca ciò che è successo.  Sarà allora come un risveglio. Si guarderà attorno incredulo; poi sentirà un trepistio di passi sopraggiungeti alle spalle, vedrà la gente, risvegliatasi prima di lui, che corre affannosa e lo sorpassa per arrivare in anticipo. Sentirà il battito del tempo scandire avidamente la vita. Non più alle finestre si affacceranno ridenti figure, ma volti immobili e indifferenti. E se lui domanderà quanta strada rimane, loro faranno sì ancora cenno all'orizzonte, ma senza alcuna bontà o letizia. Intanto i compagni si perderanno di vista, qualcuno rimane indietro sfinito, un altro è fuggito innanzi, oramai non è più che un minuscolo punto all'orizzonte. 
  Dietro quel fiume-dirà la gente- ancora dieci chilometri e sarai arrivato. Invece non è mai finita, le giornate si fanno sempre più brevi, i compagni di viaggio sempre più radi, alle finestre stanno apatiche figure pallide che scuotono il capo.
 Fino a che Drogo rimarrà completamente solo e all'orizzonte ecco la striscia di uno smisurato mare immobile colore di piombo. Ormai sarà stanco, le case lungo la via avranno quasti tutte le finestre chiuse e le rare persone visibili gli risponderanno con un gesto sconsolato: il buono era indietro e lui ci è passato avanti senza sapere. Oh, è troppo tardi ormai per ritornare, dietro a lui si amplia il rombo della moltitudine che lo segue, sospinta dalla stessa illusione, ma ancora invisibile sulla bianca strada deserta.
  Giovanni Drogo adesso dorme nell'interno della terza ridotta. Per le ultime volte vengono a lui nella notte le dolci immagini di un mondo completamente felice. Guai se potesse vedere se stesso, come sarà un giorno, là dove la strada finisce, fermo sulla riva del mare di piombo, sotto un cielo grigio  e uniforme e intorno né una casa né un uomo né un albero, neanche un filo d'erba, tutto così da immemorabile tempo.